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Povertà alimentare in Calabria, è allarme: coinvolto il 35,7% della popolazione

Un’emergenza sociale in costante crescita che investe famiglie, lavoratori e giovanissimi. In Calabria la povertà alimentare ha raggiunto livelli d’allarme nel 2024, arrivando a coinvolgere più di 565.000 persone, pari al 35,7% dell’intera popolazione regionale. Il dato segna un netto peggioramento rispetto all’anno precedente, quando i cittadini in difficoltà con l’accesso al cibo e ai momenti di socialità legati alla tavola erano poco più di 503.000. Un incremento di oltre 62.000 unità che si muove in controtendenza rispetto alla media dell’intero Mezzogiorno e delle Isole, dove l’incidenza del fenomeno si è invece ridotta dal 18,2% al 17,4%.

Le forme di assistenza sul territorio regionale registrano numeri imponenti. Nel 2025 le persone che beneficiano di aiuti alimentari in Calabria sono complessivamente 210.281, tra cui figurano 49.942 minori. Nella sola provincia di Reggio Calabria i cittadini assistiti sono 28.009, con 6.941 minori coinvolti. Il quadro emerge dal nuovo rapporto di ActionAid, che esamina il contesto nazionale evidenziando un aumento della povertà alimentare al 12,7% nel 2024, con oltre 6,4 milioni di italiani in condizione di deprivazione.

L’impatto sul ceto medio e sulle nuove generazioni

Il fenomeno mostra un’evoluzione che preoccupa le organizzazioni sociali. La vulnerabilità si sta estendendo a categorie storicamente ritenute più stabili, con un aumento della deprivazione tra i lavoratori occupati dal 8,7% al 10,5% e un coinvolgimento crescente di nuclei familiari non classificati ufficialmente a rischio povertà.

«Questo non significa che le fasce più fragili siano meno esposte, ma che l’aumento dei prezzi di cibo, casa ed energia sta allargando l’area della vulnerabilità. Questi dati interrogano l’adeguatezza degli attuali approcci di contrasto. Bisogna affiancare all’aiuto alimentare risposte più strutturali in grado di contrastare efficacemente il fenomeno e promuovere il diritto ad una alimentazione adeguata», dichiara Roberto Sensi, responsabile del programma povertà alimentare per ActionAid Italia.

L’impatto economico incide gravemente sui più giovani. A livello nazionale sono circa 430.000 i minori sotto i 16 anni (pari al 5,6%) costretti a rinunce alimentari o sociali, come la possibilità di consumare regolarmente frutta, verdura o alimenti proteici, oppure di ospitare coetanei a casa. La fascia d’età tra i 6 e gli 11 anni registra il peggioramento più marcato, passando da un’incidenza del 3,8% nel 2021 al 6,8% nel 2024, coinvolgendo circa 220.000 bambini. Le spese legate all’abitazione costituiscono il fattore di maggiore pressione sul bilancio familiare: tra chi vive in affitto, la quota di minori in povertà alimentare sale al 12%, a fronte del 3,6% registrato tra le famiglie proprietarie di casa senza mutuo.

Il disagio economico si riflette infine sulle tappe di transizione verso l’età adulta. Tra le persone a rischio povertà, la deprivazione alimentare riguarda il 27,3% dei giovani tra i 25 e i 34 anni e il 27,2% della popolazione tra i 65 e i 74 anni.

«Il paradosso è evidente: mentre l’Italia si interroga sul calo delle nascite, crescere dei figli e diventare adulti è sempre più difficile. Le rinunce cominciano dal cibo e dalla possibilità di invitare un amico a casa, continuano negli anni dello studio e arrivano alla ricerca di un lavoro e di un’abitazione che permettano di costruire una vita autonoma. Non si tratta di contrapporre giovani e anziani, ma di riconoscere che la stabilità per le nuove generazioni arriva sempre più tardi e a un costo sempre più alto», conclude Sensi.