Un appello al senso di responsabilità per evitare che le manifestazioni legate al caro vita finiscano per danneggiare ulteriormente il tessuto economico e sociale del territorio. L’Osservatorio Regionale delle Povertà della Calabria interviene sul ciclo di proteste promosso da autotrasportatori, agricoltori e pescatori, esprimendo comprensione per le motivazioni di un malessere alimentato da rincari insostenibili di gasolio, energia e affitti. Un allarme legato all’aumento delle povertà diffuse, sia vecchie sia nuove, che l’ente denuncia ormai da oltre tre anni.
L’impatto dei blocchi sull’economia e sui servizi
L’Osservatorio sottolinea i pesanti danni economici e produttivi provocati dai blocchi stradali, capaci di causare ritardi e la paralisi delle attività in tutta la regione. L’effetto delle mobilitazioni rischia di colpire in modo duro la vita sociale e la formazione. L’interruzione della circolazione in snodi cruciali, come la rotatoria Marconi, comporta infatti l’isolamento dell’area urbana tra Rende e Cosenza e dell’Università della Calabria, compromettendo la regolarità delle attività accademiche e il percorso dei giovani utenti.
Disagi analoghi sono segnalati in concomitanza con i 17 presidi distribuiti sull’intero territorio calabrese. Da qui l’invito a tutelare l’economia locale, le prestazioni essenziali e il diritto allo studio, salvaguardando un contesto regionale già segnato da forti fragilità strutturali.
Le proposte strutturate su tre livelli
In alternativa alla chiusura delle arterie viarie, vengono avanzate proposte concrete articolate su tre direttrici principali: l’attivazione di azioni di mitigazione economica per le categorie colpite e contro il caro vita, la gestione concordata della viabilità per garantire i servizi primari e l’adozione di forme di mobilitazione alternative fondate sul dialogo.
Tra le opzioni indicate figura la trasformazione dei blocchi in presidi informativi e simbolici a margine della carreggiata, affiancati da attività di volantinaggio pensate per sensibilizzare la cittadinanza senza arrecare disagi. Parallelamente si suggerisce l’istituzione di un coordinamento permanente tra associazioni di categoria, enti locali, Università e terzo settore per monitorare l’evoluzione dei disagi sociali e formulare interventi di medio e lungo periodo.
«Non si combatte la povertà fermando il lavoro, l’economia e l’istruzione», ha dichiarato il presidente Belmonte. «Chiediamo a tutte le parti un atto di responsabilità per tutelare l’economia della Calabria e il futuro dei nostri giovani».



