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Intesa tra Italia e Unione europea per il tetto al gas: riscritto il Decreto Bollette

L’Italia e la Commissione europea hanno raggiunto un’intesa di massima per adottare una versione riadattata del “modello iberico”, lo strumento già utilizzato da Spagna e Portogallo per limitare i prezzi dell’energia elettrica. L’accordo stabilirà un tetto temporaneo al prezzo del gas naturale a circa 60 euro a megawattora per almeno un anno e imporrà la riscrittura dell’articolo 6 del Decreto Bollette, venendo integrato nel Middle East Crisis Temporary State Aid Framework.

Il meccanismo concordato e i vincoli europei

L’impianto concordato con Bruxelles risponde a precisi vincoli comunitari per evitare distorsioni nel mercato unico dell’elettricità e tutelare gli investimenti nelle fonti rinnovabili. La misura compenserà esclusivamente l’aumento dei costi del gas, escludendo i costi del sistema Ets presenti nella bozza iniziale. I benefici verranno trasferiti integralmente ai consumatori finali, mentre il finanziamento del meccanismo sarà posto unicamente a carico dei beneficiari, individuati nelle famiglie con contratti a prezzo variabile.

Sotto il profilo procedurale, dopo la limatura tecnica e la notifica formale, il provvedimento dovrà passare al vaglio dell’Antitrust comunitario e richiedere una regolamentazione di Arera per la copertura dei costi, prima di approdare nuovamente in Consiglio dei Ministri per l’approvazione definitiva. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin e la viceministra europea Vannia Gava hanno espresso favore per l’esito delle trattative preliminari, sottolineandone l’importanza per alleggerire i costi di famiglie e imprese senza compromettere la tenuta industriale del Paese.

Lo scontro al vertice Ue sul mercato delle emissioni

Mentre si profilava la convergenza sul Decreto Bollette, le dinamiche al Consiglio europeo hanno registrato forti tensioni sulla gestione della transizione ecologica e sul mercato di scambio delle quote di emissione di carbonio. L’Italia, affiancata da diversi Paesi dell’Est Europa, ha richiesto di rinviare dal 2028 al 2030 l’avvio dell’Ets 2, il sistema destinato a estendere il pagamento dei certificati ai settori del trasporto su strada e dell’edilizia.

La proposta ha incontrato la ferma opposizione dei Paesi del Nord Europa, tra cui Svezia, Danimarca e Finlandia, affiancati da Germania e Francia. Il negoziato si è chiuso con il compromesso formale di inserire nelle conclusioni del vertice un invito alla Commissione ad aggiornare la valutazione d’impatto dell’Ets 2 in merito a struttura e salvaguardie, senza disporre alcun rinvio. Per quanto riguarda l’Ets 1, il Consiglio ha sollecitato l’accelerazione dell’iter legislativo sulla riserva di stabilità del mercato per contenere la volatilità dei prezzi, con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen che ha confermato la volontà di mantenere la rotta sulla transizione.

Dipendenza energetica e il grido d’allarme dell’industria

La fermezza dell’Italia nel dossier Ets si lega alle vulnerabilità del proprio sistema di approvvigionamento. Secondo i dati Eurostat relativi al 2024, l’Italia detiene la quota più elevata di importazione di gas dell’intera Unione europea, registrando un tasso di dipendenza energetica complessivo dall’estero del 73,9% a fronte di una media europea del 57,3%. Nel settore del gas naturale la dipendenza dalle forniture estere è cresciuta nell’arco di vent’anni dall’83,8% al 95,2%.

Durante il summit, Italia e Grecia hanno sollevato la questione della flessibilità sui vincoli di bilancio, ma Bruxelles ha confermato la linea della cautela sui sussidi diretti ai consumi. Nel frattempo, da Confindustria è giunto un chiaro allarme durante il convegno dei giovani imprenditori a Capri: il vicepresidente Aurelio Regina ha definito il caro energia un’emergenza nazionale che mette a rischio la sopravvivenza degli impianti industriali più esposti, con quotazioni di mercato vicine ai 90 euro al megawattora per il gas e ai 230 euro per l’energia elettrica. Le imprese hanno comunque espresso un primo giudizio positivo sull’intesa raggiunta tra Governo e Unione europea.