Le manifestazioni contro il costo della vita e le difficoltà economiche si sono trasformate in momenti di forte tensione in diverse città. A Milano, Torino e Bologna si sono verificati scontri tra gruppi di manifestanti e forze dell’ordine, con lanci di bottiglie, pietre e altri oggetti, danneggiamenti ai negozi e interventi di polizia con lacrimogeni e idranti. Il bilancio provvisorio diffuso il 17 ottobre parla di circa 50 persone fermate a Milano, con una quota significativa di minorenni, oltre a diversi feriti. Episodi distinti sono stati segnalati anche nei capoluoghi piemontese ed emiliano, suscitando le reazioni delle istituzioni e dei sindaci.
Milano, vetrine infrante e decine di fermi nel centro cittadino
Il quadro più grave si è registrato a Milano, dove il corteo ha attraversato alcune delle principali aree centrali, tra cui piazza Duomo e la zona di San Babila. Secondo le informazioni riportate da Adnkronos, le persone fermate sarebbero circa 50, quasi la metà minorenni secondo fonti qualificate citate dall’agenzia. Le tensioni sono esplose già nelle prime fasi della manifestazione, con lanci di bottiglie e oggetti contro gli agenti schierati in via Broletto. Un primo bilancio riferiva di quattro poliziotti trasportati in ospedale e di cinque giovani soccorsi per ferite lievi.
Nel corso del pomeriggio e della serata si sono susseguiti altri episodi, con il lancio di pietre e transenne, l’impiego di lacrimogeni e idranti e alcuni cassonetti incendiati. In piazza Duomo è stato dato alle fiamme anche un bagno chimico. Particolarmente grave quanto avvenuto nella zona di San Babila, dove un gruppo di persone, alcune con il volto coperto, ha danneggiato le vetrine di un punto vendita Foot Locker utilizzando mazze e pietre, con tentativi di intrusione per sottrarre merce.
Scontri e perquisizioni a Torino e Bologna
Anche a Torino la protesta è stata accompagnata da episodi di tensione. In piazza Castello alcuni manifestanti hanno lanciato bottiglie, bastoni e pietre contro le forze dell’ordine schierate a protezione della Prefettura, portando gli agenti a rispondere con i lacrimogeni. Primi disordini si erano verificati a Porta Nuova, con l’irruzione nella libreria Feltrinelli, oltre a lanci di oggetti e sedie in piazza San Carlo e via Po che hanno spinto i commercianti ad abbassare le saracinesche. La polizia ha fermato 12 persone, di cui 10 minorenni, trovate in possesso di petardi, bottiglie molotov, pietre e martelletti frangivetro.
A Bologna il confronto tra manifestanti e forze dell’ordine si è concentrato nell’area della stazione ferroviaria, in piazzale Medaglie d’Oro. A fronte del lancio di pietre e bottiglie contro gli agenti, la polizia è intervenuta con idranti e lacrimogeni, fermando sette persone. La situazione ha portato alla chiusura precauzionale dello scalo ferroviario.
Le reazioni del governo e dei sindaci
Le violenze hanno raccolto la condanna delle istituzioni, pur nel rispetto del diritto di protesta. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta sui social per ribadire la distinzione tra il dissenso pacifico e gli atti vandalici: “Manifestare è un diritto. Mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è”. La premier ha inoltre rivolto un appello alle opposizioni per una condanna esplicita delle violenze. Sulla stessa linea il vicepremier Antonio Tajani, che ha espresso solidarietà agli agenti impegnati nella gestione dell’ordine pubblico, sottolineando che alla libertà di manifestazione deve accompagnarsi la tutela della sicurezza.
Anche i primi cittadini dei comuni coinvolti si sono espressi sull’accaduto. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha riconosciuto le motivazioni della mobilitazione, prendendo al contempo le distanze dagli scontri: “Le ragioni della protesta erano comprensibili. Le violenze contro le forze dell’ordine e i gravi danni alla città sono ingiustificabili”. Da Bologna, il sindaco Matteo Lepore ha evidenziato che la manifestazione non risultava autorizzata, invitando i giovani a isolare i responsabili dei vandalismi e condannando i danni ai beni pubblici.



