La Cgil alza il tiro e chiama il mondo del lavoro alla mobilitazione generale: il prossimo 20 novembre 2026 sarà giornata di sciopero in tutto il Paese. L’annuncio è arrivato direttamente dal segretario generale Maurizio Landini dal palco della manifestazione “La Via Maestra” a Roma, al termine di un intervento incentrato sul contrasto alla precarietà, la difesa dei salari e la necessità di riallacciare i fili della solidarietà sociale.
Al centro della decisione, spiega il leader del sindacato di Corso d’Italia, c’è la volontà di far fronte alla progressiva erosione delle tutele e alle difficoltà economiche che colpiscono in modo particolare i più giovani e le fasce di lavoratori più vulnerabili.
“I diritti non sono mai stati un regalo”
Nel suo discorso di fronte alla piazza romana, Landini ha fotografato uno scenario segnato da retribuzioni insufficienti, precarietà diffusa e frammentazione del lavoro. Condizioni che, secondo il segretario, rischiano di compromettere la tenuta sociale del Paese e il futuro dei giovani.
«I diritti non li ha mai regalati nessuno», ha scandito Landini, sottolineando che l’azione sindacale non può limitarsi alla sola tutela delle singole categorie già garantite.
Il leader della Cgil ha rivolto un appello a chi si trova in una posizione economica più stabile, chiedendo di superare le manifestazioni di solidarietà formale per passare a una responsabilità collettiva concreta. L’obiettivo espresso è quello di ricostruire una rete di tutela diffusa che fermi il declino delle condizioni materiali delle persone.
Il valore costituzionale e sociale dello sciopero
Riaffermando il valore fondamentale del diritto di sciopero, Landini ha ribadito come la scelta di incrociare le braccia il 20 novembre rappresenti uno strumento di partecipazione democratica per rimettere al centro della discussione pubblica il tema della giustizia sociale.
«Incrociare le braccia significa sostenere l’estensione delle tutele anche a chi oggi non ne ha», ha evidenziato il segretario generale.
L’annuncio segna l’avvio di un percorso di mobilitazione che si preannuncia intenso. La sfida lanciata dal sindacato punta a riaprire un confronto serrato sulle priorità economiche e industriali del Paese, ponendo come punti fermi la dignità del lavoro e l’aumento del potere d’acquisto dei salari.
La prospettiva della mobilitazione
Con la proclamazione della data del 20 novembre, la Cgil apre la fase organizzativa nei territori e nei luoghi di lavoro. Un percorso che il sindacato affronta con determinazione, come sinteticamente riassunto nelle parole conclusive di Landini al termine dell’evento di Roma: «Non ci fermerà nessuno; proseguiremo con forza e solidarietà».



