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Pomodori, prezzi alle stelle: Codici chiede al Governo di fare luce sui super profitti della grande distribuzione

Il costo dei pomodori continua a salire in modo vertiginoso, lasciando alle famiglie italiane il peso di un carrello della spesa sempre più pesante. La questione, tuttavia, non si esaurisce nell’incremento dei costi legati alla produzione agricola, ma chiama in causa le dinamiche dell’intera filiera commerciale, con riflettori puntati sul ruolo della grande distribuzione organizzata e sui margini che si stratificano nel passaggio dal campo allo scaffale del supermercato.

I numeri dei rincari dal campo allo scaffale

L’analisi dei dati più recenti evidenzia la necessità di monitorare l’evoluzione del prezzo dei pomodori lungo i diversi passaggi della distribuzione. Secondo le rilevazioni ISMEA riferite alla seconda settimana di ottobre 2026, i pomodori tondi rossi a grappolo hanno raggiunto un prezzo medio all’origine pari a 2,10 euro al chilogrammo, registrando un rialzo del 121,1% su base annua. Nel medesimo arco temporale, la vendita al dettaglio nei supermercati si è attestata su valori compresi tra 3,50 e 4,00 euro al chilogrammo.

Il divario tra la quotazione media alla produzione e il prezzo finale al dettaglio evidenzia un incremento di quasi il 100% rispetto al valore agricolo iniziale. Si tratta di un differenziale che, pur inglobando le spese operative legate a logistica, commercio e imposizione fiscale, solleva interrogativi sulla quota destinata a coprire i costi effettivi della distribuzione e su quella che va a costituire il margine commerciale.

Le richieste dell’associazione consumatori

L’associazione Codici chiede maggiore chiarezza sui meccanismi di formazione dei prezzi lungo la catena di distribuzione per tutelare il potere d’acquisto dei cittadini.

“Non solo banche ed energia. È arrivato il momento di verificare anche gli eventuali super profitti della grande distribuzione”, dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici. “Quanto viene riconosciuto agli agricoltori? Quanto incidono realmente il trasporto e la distribuzione? E soprattutto, quanto rimane nelle casse delle grandi catene commerciali? Non possiamo continuare a scaricare ogni rincaro sui consumatori senza verificare chi guadagna lungo la filiera”.

L’intervento richiesto riguarda anche il ruolo dell’esecutivo nella sorveglianza dei mercati dei beni di prima necessità.

“Il Governo deve accendere i riflettori sui conti della grande distribuzione”, conclude Giacomelli. “Dopo banche ed energia, bisogna verificare se anche nel settore alimentare si stiano realizzando super profitti a danno delle famiglie. Non chiediamo di penalizzare le imprese, ma di impedire che il potere economico della GDO si traduca in rincari ingiustificati. Il cibo è un bene essenziale e non può diventare terreno di rendita a spese dei consumatori”.