Un richiamo alla responsabilità e al buonsenso per evitare che le ragioni dell’autotrasporto sfocino nell’illegalità e nel paralisi del Paese. È questo il senso della nota diffusa dalla senatrice della Lega Tilde Minasi in merito alle proteste e ai blocchi stradali che stanno interessando il settore del trasporto merci.
Pur esprimendo piena vicinanza alle difficoltà quotidiane dei lavoratori della categoria, la senatrice ha sottolineato come il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, abbia già fornito risposte immediate e tangibili. Tra i provvedimenti concordati figurano lo sblocco dei contributi in sinergia con il MEF e la proroga del credito d’imposta per i mesi di settembre e ottobre, cedibile e destinato a mitigare l’impatto dei rincari del carburante. Un’apertura che ha visto il Mit accogliere non solo le sigle rappresentative tradizionali, ma anche i rappresentanti delle microimprese e i singoli lavoratori autonomi, inclusi diversi operatori giunti dalla Calabria.
Se in Sicilia il confronto aperto dal Ministero ha già condotto alla sospensione delle agitazioni in vista del prossimo vertice programmato per il 27 del mese, la prosecuzione dei blocchi nel resto d’Italia rischia – secondo Minasi – di trasformarsi in “un’inaccettabile guerra tra poveri”. I fermi a oltranza stanno infatti generando pesanti ripercussioni su filiere strategiche come l’agricoltura, la pesca e il commercio, alimentando disagi per i pendolari e provocando scaffali vuoti nei supermercati, psicosi ai distributori di benzina e rischi di blocco per il trasporto aereo. Particolarmente allarmante viene giudicato il grido d’allarme di Coldiretti sul rischio di deperimento dell’ortofrutta ferma nei depositi.
Riconfermando l’impegno dell’esecutivo nel contrastare a livello europeo i vincoli del Green Deal e le criticità legate al sistema ETS, la parlamentare del Carroccio si è detta pronta a farsi garante del rispetto degli impegni presi da Salvini, rivolgendo un appello accorato affinché si interrompano i presidi: proseguire con la paralisi della circolazione significa valicare il confine tra il diritto di protesta e l’illegalità, danneggiando lavoratori e comunità che chiedono soltanto di poter proseguire la propria attività.



