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Carenza di merce nei supermercati in Calabria, l’allarme UilTuCS: “A pagare il conto sono i lavoratori”

La carenza di prodotti nei supermercati calabresi, conseguenza diretta della protesta degli autotrasportatori, rischia di trasformarsi in un problema gestionale ed economico anche per chi lavora nella Grande Distribuzione Organizzata. A lanciare l’allarme è la UilTuCS Calabria, che segnala presunte pratiche aziendali attraverso le quali le difficoltà nella gestione delle merci verrebbero trasferite direttamente sui dipendenti, con conseguenze immediate sugli stipendi e sulle condizioni di lavoro quotidiane.

Secondo il sindacato, le segnalazioni raccolte nelle ultime giornate riguardano punti vendita distribuiti in tutta la regione, da Reggio Calabria a Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Le criticità riferite comprenderebbero uscite anticipate senza retribuzione, turni modificati o annullati a ridosso dell’orario previsto e richieste improvvise di rientro in servizio. Tra le situazioni denunciate figurerebbe anche l’utilizzo obbligato di ferie e permessi retribuiti, come ROL e PAR, per compensare le ore di inattività dovute alla mancanza di prodotti sugli scaffali.

La posizione del sindacato su rischio d’impresa e retribuzioni

La posizione della UilTuCS regionale appare netta: le difficoltà logistiche e distributive non possono diventare un motivo per ridurre unilateralmente le retribuzioni o consumare le ferie dei dipendenti.

“Chi firma un contratto di lavoro e mette la propria disponibilità e le proprie energie a disposizione dell’azienda ha il sacrosanto diritto di ricevere la retribuzione pattuita”, afferma la Segreteria regionale, contestando quelle che definisce prassi arbitrarie e lesive dei diritti dei lavoratori.

Per la sigla sindacale, la gestione delle conseguenze dello sciopero dei trasporti deve restare in capo alle imprese, senza scaricare sui dipendenti le perdite economiche o i costi organizzativi derivanti dalla riduzione delle forniture. La UilTuCS sottolinea inoltre che le ferie rappresentano uno strumento essenziale per garantire il recupero psicofisico e il tempo da dedicare alla famiglia, non una soluzione da imporre all’improvviso per fronteggiare scaffali vuoti e minori attività nei punti vendita.

Turni e ferie forzate, il richiamo alle regole contrattuali

Nel comunicato, l’organizzazione sindacale richiama le norme e le disposizioni contrattuali che devono essere rispettate anche durante l’attuale emergenza. In particolare, pone l’accento sul diritto alla retribuzione quando il dipendente si presenta al lavoro o mette regolarmente a disposizione la propria prestazione, ma l’azienda non riesce a impiegarlo per problemi legati alle forniture. Un altro punto riguarda le ferie e i permessi ROL/PAR, che non possono essere utilizzati come strumenti improvvisati per coprire l’inattività determinata dalle difficoltà operative.

Il sindacato richiama anche le regole sulla programmazione dei turni e sui preavvisi necessari per modificarli, con particolare riferimento alle clausole elastiche e flessibili previste per i rapporti di lavoro part-time, citando il CCNL Terziario, Distribuzione e Servizi e il decreto legislativo 81/2015. Le contestazioni sono rivolte alle aziende della grande distribuzione presenti in Calabria, con la richiesta esplicita che cessino eventuali variazioni unilaterali delle condizioni di lavoro e decurtazioni salariali ritenute illegittime.

L’invito ai lavoratori e le contromisure dell’organizzazione

Oltre a rivolgersi alle imprese, la UilTuCS invita lavoratrici e lavoratori a tutelarsi documentando ogni modifica delle proprie condizioni di servizio. Il consiglio del sindacato è di chiedere che le variazioni degli orari, le uscite anticipate e le altre disposizioni siano comunicate in forma scritta o comunque tracciabile, evitando decisioni verbali che produrrebbero conseguenze economiche senza lasciare elementi utili per eventuali contestazioni.

Nel frattempo, la UilTuCS Calabria ha attivato un sistema di monitoraggio delle situazioni segnalate nei punti vendita della regione. Se le condotte contestate dovessero proseguire, l’organizzazione si dice pronta a ricorrere a segnalazioni agli Ispettorati territoriali del lavoro, azioni giudiziarie per il recupero delle somme non corrisposte e procedure ai sensi dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori per la repressione della condotta antisindacale. Prevista anche la richiesta di un confronto urgente con le autorità competenti e la valutazione di iniziative di mobilitazione sul territorio.