Il recente Bollettino Agenas sulle liste di attesa, aggiornato al 30 settembre 2026, viene presentato dal sistema sanitario come il segnale di un trend favorevole. Tuttavia, l’associazione Codici evidenzia come i numeri ufficiali riflettano un quadro complesso per la tutela della salute. Nei primi nove mesi dell’anno si contano oltre 4 milioni di prestazioni erogate oltre i termini stabiliti: 2,11 milioni di prime visite (17,2% del totale) e 1,084 milioni di esami diagnostici (11,4%) sono stati prenotati fuori tempo massimo, ai quali si aggiungono circa 800.000 prestazioni eseguite con lieve ritardo.
Tempi non rispettati e rinuncia alle cure
I dati Istat del 2024 indicano che il 9,9% della popolazione italiana ha rinunciato a prestazioni sanitarie, a fronte del 7,6% registrato l’anno precedente, coinvolgendo circa 5,8 milioni di persone. La ragione principale risiede nelle liste d’attesa, indicata dal 6,8% dei cittadini, seguita dalle difficoltà economiche al 5,3%. Chi dispone delle risorse necessarie si rivolge al settore privato, contribuendo a una spesa sanitaria di tasca propria che nel 2024 ha toccato i 41,3 miliardi di euro, pari al 22,3% della spesa totale e superiore al tetto del 15% raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
In base al resoconto dell’associazione Codici, la percentuale di rispetto dei tempi si ferma all’81,7% per le prime visite urgenti (da erogare entro tre giorni) e al 77,3% per gli esami urgenti, lasciando scoperto circa un cittadino su cinque. Per le prestazioni in classe Breve (10 giorni), il rispetto è all’80,6% per le visite e al 78,2% per gli esami. Le visite programmabili entro 120 giorni registrano una quota fermatisi all’84,2%.
“I cittadini non misurano il sistema in punti percentuali, ma in giorni di attesa e in cure rimandate – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici –. Guadagnare 1,7 punti in nove mesi, con oltre 3 milioni di prenotazioni fuori tempo e un urgente su cinque non garantito, non è un risultato da celebrare. Dietro le percentuali ci sono persone che smetthandono di aspettare”.
Il quadro critico e il peggioramento della Calabria
Il divario territoriale tra le diverse regioni appare marcato. Per le prime visite si passa dal 99% di rispetto dei tempi registrato in Basilicata al 55,3% della Puglia. Il report evidenzia un arretramento in diverse realtà territoriali: per le prime visite si rilevano flessioni in Calabria, Sicilia (dall’86,6% al 77,8%), Lazio (dal 95,6% al 92,3%), Toscana, Campania e Molise.
La situazione calabrese mostra una flessione anche nel comparto degli esami diagnostici. Insieme a Calabria, registrano un peggioramento sugli esami la Sicilia, la Provincia autonoma di Bolzano, il Lazio, la Toscana, la Campania e il Molise. Il quadro complessivo evidenzia come le difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari tempestivi continuino a interessare la regione, inserendosi in un contesto nazionale caratterizzato da forti disomogeneità e criticità nella presa in carico dei pazienti.



