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Guardia di Finanza di Catanzaro, confisca da 300.000 euro per esponente del clan Mannolo

Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro ha eseguito un provvedimento emesso dal Tribunale locale, Sezione Misure di Prevenzione, e confermato dalla Corte di Appello. La misura ha reso definitiva la confisca della proprietà superficiaria di un fabbricato situato ad Isola Capo Rizzuto, composto da tre unità immobiliari adibite a civile abitazione e ad attività commerciale.

Il valore complessivo dei beni ammonta a 300.000 euro e risulta riconducibile a Luigi Raso, soggetto ritenuto gravato da pericolosità sociale. Nello stesso contesto, al coinvolto è stata applicata la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per tre anni.

I dettagli giudiziari e il coinvolgimento nel procedimento Malapianta

La posizione del soggetto era già emersa nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura e confluite nel procedimento noto come “Malapianta”, incentrato sull’operatività della cosca Mannolo di San Leonardo di Cutro. Le investigazioni avevano accertato il suo inserimento in una rete dedita al traffico di sostanze stupefacenti. In seguito al giudizio di “appello bis”, disposto con rinvio dalla Corte di Cassazione, la condanna a dodici anni di reclusione è stata rideterminata a otto anni e otto mesi.

Ulteriori procedimenti hanno riguardato episodi di usura ed estorsione aggravati dal metodo mafioso, commessi tra il 2014 e il 2019 e caratterizzati da ripetute pressioni sulla vittima. Anche dopo l’esecuzione di una misura cautelare nel 2019, le intimidazioni sono proseguite per indurre la persona offesa a ritrattare le accuse. Per tali reati è intervenuta una condanna definitiva a sette anni e quattro mesi di reclusione.

Gli accertamenti economico-finanziari e la posizione del figlio

Il provvedimento di confisca trae origine dalle indagini patrimoniali condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria – GICO di Catanzaro. Gli accertamenti hanno permesso di quantificare gli investimenti impiegati per la ristrutturazione del fabbricato e di rilevarne la netta sproporzione rispetto ai redditi dichiarati dal nucleo familiare.

La sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, per la durata di due anni, è stata disposta anche nei confronti del figlio, Vittorio Raso. Quest’ultimo risulta coinvolto nella stessa vicenda di usura, con una condanna definitiva a quattro anni, sei mesi e venti giorni di reclusione, oltre a precedenti giudiziari per furto, detenzione e ricettazione di armi.