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La fuga dei medici svuota la sanità pubblica: in Calabria organici giù del 12,6 per cento

L’allarme lanciato dal sindacato Anaao Assomed descrive un quadro critico per la tenuta del Servizio sanitario nazionale: i medici in fuga dagli ospedali pubblici non rappresentano più un fenomeno isolato, ma una tendenza che vede le dimissioni volontarie superare persino i pensionamenti. A lasciare i reparti sono soprattutto i professionisti under 50, attratti dalle strutture private o spinti dal desiderio di abbandonare ritmi di lavoro oramai insostenibili.

Il divario tra Nord e Sud e la contrazione in Calabria

L’analisi dei dati relativi al decennio compreso tra il 2015 e il 2024 mostra un’evidente spaccatura geografica. Se nelle regioni del Centro-Nord si è registrato un incremento complessivo di 4.029 medici, pari a un +5,9%, il Mezzogiorno ha subito una perdita netta di 1.166 professionisti, segnando una contrazione del 3,1%. In questo contesto, la Calabria si attesta come uno dei territori più penalizzati d’Italia, con un calo dell’organico dei medici ospedalieri pari al 12,6%. Soltanto Basilicata, Molise e Valle d’Aosta hanno registrato contrazioni percentuali più severe nell’ultimo decennio.

Le dimissioni superano i pensionamenti a livello nazionale

Il fenomeno registrato in sede locale rispecchia una tendenza generale che nel 2025 ha raggiunto dimensioni inedite. Per la prima volta nella storia del sistema sanitario pubblico italiano, le dimissioni volontarie hanno quota 3.767, staccando i 2.876 pensionamenti e segnando un incremento del 150% rispetto alle 1.503 uscite volontarie rilevate nel 2024. Il tasso di abbandono si è attestato al 3,5% del totale dei medici in servizio.

Ogni 100 assunzioni a tempo indeterminato corrispondono oggi 43 dimissioni e 77 abbandoni definitivi della sanità pubblica. L’età media di chi decide di rassegnare le dimissioni si aggira intorno ai 48 anni, a dimostrazione di come la decisione maturi nel pieno della carriera professionale. Tra le cause principali figurano carichi di lavoro eccessivi, livelli retributivi non allineati alle medie europee, l’insorgenza di burnout e il moltiplicarsi degli episodi di violenza all’interno dei reparti.

Dal Decreto Calabria alle proposte per contrastare la crisi

Per arginare la carenza di personale, l’applicazione del cosiddetto Decreto Calabria ha garantito tra il 2019 e il 2025 l’ingresso nel sistema di quasi 10.000 giovani medici specializzandi sull’intero territorio nazionale. Secondo l’Anaao Assomed, tuttavia, gli effetti di tale ricambio generazionale rischiano di essere annullati dal ritmo costante delle dimissioni. Per questa ragione, il piano in 10 punti elaborato dal sindacato si apre con la richiesta di rendere strutturale la norma, convertendo il percorso di formazione specialistica in un contratto di formazione-lavoro.

Per la tutela delle strutture sanitarie della Calabria e del Mezzogiorno, l’organizzazione sindacale ritiene necessari interventi mirati di perequazione territoriale, comprensivi di incentivi economici e progressioni di carriera destinati a chi opera nelle sedi più disagiate. Tra le priorità indicate al Governo figurano inoltre il superamento del tetto di spesa per il personale, la detassazione del salario accessorio e la presenza fissa di presidi di sicurezza nei pronto soccorso per prevenire le aggressioni al personale sanitario.