L’inflazione e le tensioni sui mercati energetici continuano a riflettersi in modo pesante sui costi dei prodotti alimentari di prima necessità. L’ultimo segnale di questa tendenza arriva dai dati ISMEA relativi alla quarta settimana di ottobre 2026, che evidenziano una forte impennata dei listini per diverse varietà ortofrutticole.
Tra i prodotti maggiormente colpiti spiccano i peperoni colorati, il cui prezzo medio all’origine si è attestato a 1,48 euro al chilogrammo. Questa cifra rappresenta una crescita del 103,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un incremento del 34,1% registrato nell’arco di una sola settimana. La dinamica non risparmia le coltivazioni protette: per i peperoni coltivati in serra la rilevazione indica un valore di 2,40 euro al chilogrammo, pari a un incremento del 65,5% su base annua.
Caro energia e inflazione sui costi di produzione
L’aumento dei listini per gli ortaggi si inserisce all’interno di un contesto macroeconomico complesso e già segnato dal rialzo generale delle spese per le famiglie. In base alle stime preliminari dell’Istat, nel mese di ottobre l’inflazione ha toccato il 5,4% su base annua. Le spinte rialziste risultano guidate in gran parte dal comparto energetico, i cui beni hanno registrato una crescita del 31,4%, mentre gli alimentari non lavorati sono saliti del 7,5%, mostrando un’accelerazione rispetto al 5,5% osservato a settembre. La pressione sui costi parte dalle prime fasi della catena produttiva: l’indice ISMEA relativo ai fattori di produzione indicava infatti già ad agosto un rincaro annuo del 40,2% per quanto riguarda i carburanti.
La posizione di Codici e le richieste sulla filiera
L’associazione Codici ha espresso forte preoccupazione per la situazione in atto, mettendo in evidenza i meccanismi che portano dai rialzi delle materie prime al prezzo finale sostenuto dai cittadini.
“Quando gasolio ed energia salgono, aumentano i costi di produzione, riscaldamento delle serre, trasporto e conservazione e i rincari si scaricano a valle fino alla tavola. Le famiglie, già alle prese con bollette e carburanti alle stelle, si trovano a pagare di più anche per un alimento base come la verdura. Ci chiediamo quanto di questi aumenti arrivi davvero ai produttori e quanto resti nei passaggi successivi. I prezzi ISMEA sono all’origine: tra il campo e lo scaffale la grande distribuzione non può nascondersi. Chiediamo trasparenza sui ricarichi e verifiche sul rispetto di una filiera equa, perché non siano sempre i consumatori a pagare il conto della crisi”, dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici.
Di fronte a queste criticità, l’organizzazione ha confermato la volontà di proseguire le attività di monitoraggio sui prezzi dei prodotti ortofrutticoli, sollecitando al contempo gli organi istituzionali ad avviare controlli rigorosi lungo le fasi della filiera e ad adottare interventi a sostegno dei redditi.



