La ripartenza del Cosenza Calcio passa da una solida struttura di valori e da una profonda riorganizzazione. Durante il recente intervento ai microfoni di A Lupo A Lupo, il direttore sportivo Fabio Lucioni ha delineato i contorni della stagione, sottolineando la determinazione del gruppo squadra e le dinamiche che hanno caratterizzato il recente percorso societario. Il passaggio da un organico strutturato per categorie superiori a una dimensione di ridimensionamento economico ha rappresentato il punto di svolta verso l’anno zero della ricostruzione.
Nel corso della trasmissione il ds ha ricordato che «lo scorso anno il Cosenza Calcio aveva un organico che retrocedeva dalla serie B, con giocatori importanti non solo per il campionato di serie C. Professionisti che hanno provato con tutte le forze a centrare l’obiettivo di risalire». La conclusione della stagione calcistica 2025/26 con la corsa ai playoff e la sconfitta contro il Casarano ha segnato l’inizio di una nuova fase. «Giustamente – ha precisato Lucioni – c’è stato un ridimensionamento a livello economico, perché nel momento in cui per tanti anni si spendono fior di quattrini per mantenere una società, arriva sempre l’anno zero della ricostruzione. È una ripartenza, se vogliamo anche una nuova ondata di energia».
L’adesione al progetto e la formazione del gruppo
La scelta di accettare l’incarico dirigenziale è arrivata senza esitazioni, nonostante la consapevolezza del contesto complesso. «Quando mi è stato proposto di sedere sulla poltrona del Cosenza, – ha dichiarato il ds – non ho esitato un attimo. Sapevo naturalmente delle difficoltà che ci sono, che c’erano e che vanno avanti da un po’ di tempo. Nel calcio, fortunatamente o sfortunatamente, si sa un po’ sempre tutto. Però come poter dire di no ad una piazza così importante, ad una città che vive di calcio».
L’attenzione si è focalizzata sulla creazione di un collettivo coeso, in grado di rispondere alle sollecitazioni quotidiane all’interno dello spogliatoio. «So di aver costruito una squadra di uomini, – ha precisato Lucioni – me lo dimostrano ogni giorno. Seppur con le difficoltà che non sto ad elencare, si è fatto tanto. Sono orgoglioso di loro, sono ragazzi uniti, quando segnano esultano insieme, si abbracciano, gioiscono, per me questa è la prima vittoria che da uomo di calcio volevo centrare. Sono sicuro che con il lavoro, come stiamo dimostrando, avremo tante soddisfazioni».
Le difficoltà logistiche e la quotidianità del club
Il cammino iniziale ha risentito pesantemente delle partite disputate lontano dalle mura amiche, un fattore che ha inciso sia sul piano finanziario sia su quello emotivo. «Giocare in casa a Cosenza – secondo Lucioni – è tutt’altra cosa, dà senso di appartenenza. Aver iniziato il campionato a Crotone, con gare sempre a porte chiuse, ha comportato non solo un enorme dispendio economico, ma anche di energie. Quando sono in strada in città riscontro il dissapore tra i tifosi, però devo dire che l’attaccamento al valore della squadra c’è sempre. Nonostante tutto, io credo che sia un patrimonio per il territorio che va protetto e portato in maniera sana in giro per l’Italia».
A fronte delle perplessità esterne, la dirigenza rivendica la continuità e la presenza costante all’interno della struttura sportiva per garantire la stabilità dell’ambiente. «Il Cosenza Calcio non è allo sbando. Tutti i giorni entriamo allo stadio alle 8:00 del mattino e ne usciamo alle 20:00 di sera. Praticamente – ha dichiarato il direttore sportivo – è la nostra seconda casa. Ceniamo con lo staff, stiamo sempre insieme, cerchiamo soluzioni per far sì che, seppur iniziata in maniera un po’ tribolata, sia un’annata performante. Difendiamo questa bandiera non solo noi con i ragazzi in campo, ma anche chi ha scelto di non far sentire la propria voce e il proprio calore sugli spalti. Vorrei sensibilizzare i tifosi affinché l’amore che hanno sempre dimostrato per la propria maglia in tutti gli stadi, ritorni a fungere da supporto alla squadra».



