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Coldiretti Calabria: «No alla cancellazione della condizionalità sociale dalla PAC. Si indeboliscono legalità e dignità del lavoro»

«Chi beneficia di risorse pubbliche deve rispettare regole e diritti. Non vogliamo più assistere a drammatici episodi di sfruttamento». Con queste parole, Coldiretti Calabria prende una posizione netta contro la decisione dell’Unione Europea di rimuovere la condizionalità sociale dalla nuova Politica Agricola Comune (PAC).

Una scelta che slega l’erogazione dei fondi europei dal rispetto delle norme sulla salute, sulla sicurezza e sulle condizioni d’impiego dei lavoratori agricoli, segnando un pericoloso passo indietro nella lotta al caporalato.

Un anniversario macchiato dal passo indietro dell’UE

La decisione europea giunge in concomitanza con il decennale della legge italiana contro il caporalato, alla cui stesura Coldiretti ha contribuito in modo determinante attraverso il proprio Osservatorio sulle Agromafie. L’organizzazione definisce la misura europea un vero e proprio arretramento sul fronte della legalità e della tutela dei diritti umani nei campi.

«È un anniversario macchiato da una scelta dell’UE che indebolisce la tutela della dignità del lavoro e contrasta con anni di battaglie per contrastare le infiltrazioni criminali nelle filiere produttive.»

Lo scontro con il Copa e la mobilitazione a Bruxelles

Coldiretti sottolinea di essere stata l’unica organizzazione agricola datoriale in Europa a battersi apertamente per il mantenimento del vincolo sociale all’interno della PAC, contrapponendosi alla linea del Copa guidato dal presidente Giansanti.

Per contrastare quella che definisce una “battaglia di inciviltà”, Coldiretti sta muovendo i propri passi a livello parlamentare europeo e parteciperà alla mobilitazione indetta a Bruxelles il prossimo 3 novembre da EFFAT (l’organizzazione europea dei lavoratori agricoli), insieme ai sindacati italiani Flai-CGIL, Fai-CISL e UILA.

Prevenzione, controlli e la lotta al “caporalato col colletto bianco”

Per Coldiretti Calabria, contrastare l’irregolarità richiede un approccio a 360 gradi che coinvolga tutti gli attori della catena produttiva:

  • Controlli e prevenzione: Rafforzare le azioni di contrasto al lavoro nero e allo sfruttamento, coinvolgendo maggiormente le associazioni datoriali nella gestione dei flussi d’ingresso dei lavoratori.

  • Coinvolgimento della filiera: Espandere le verifiche oltre i cancelli delle aziende agricole, estendendole alla Grande Distribuzione Organizzata (GDO).

  • Stop alle speculazioni: Colpire il cosiddetto “caporalato col colletto bianco”, ovvero le pratiche commerciali sleali e le aste al ribasso che schiacciano i prezzi all’origine e alimentano la concorrenza sleale.

La battaglia per la legalità e la dignità del lavoro agricolo non si ferma: l’obiettivo prioritario resta costruire nel Parlamento europeo una risposta di civiltà e democrazia a tutela sia dei lavoratori che delle aziende agricole oneste.