Il rosso intenso del peperone roggianese, la croccantezza degli Zafarani cruschi e un antico rito contadino che ancora oggi racconta il rapporto tra la terra, l’olio nuovo e la convivialità. La Calabria delle produzioni identitarie è stata protagonista su Rai 2, durante una recente puntata di TG2 Eat Parade, con l’agrichef Enzo Barbieri chiamato a raccontare e far conoscere la Tamarrata, una delle preparazioni più rappresentative della tradizione gastronomica del territorio.
Il rito contadino dell’olio nuovo e la prova di qualità
«Vi faccio assaggiare la Tamarrata». È così che Enzo Barbieri ha esordito alle telecamere presentando il piatto della tradizione. L’agrichef ne ha spiegato il significato, riportando il pubblico alla stagione della molitura: tra ottobre e novembre, quando i contadini tornavano dal frantoio con l’olio appena prodotto, preparavano questa insalata per verificarne la qualità attraverso il gusto e l’olfatto. Se non emergevano odori sgradevoli, l’olio aveva superato la prova. Un gesto semplice, tramandato di generazione in generazione, nel quale una ricetta diventava anche strumento di conoscenza e valutazione di uno dei prodotti fondamentali dell’economia rurale.
Dalla terra alla cucina identitaria
Dolce nella polpa, croccante nella sua versione essiccata e fritta, il peperone di Roggiano Gravina custodisce un patrimonio di saperi agricoli e gastronomici che va ben oltre la preparazione di un singolo piatto. La sua versatilità, valorizzata anche nel racconto televisivo, consente di esplorare accostamenti dolci e amari, fino a interpretazioni dedicate a dessert e merende. È la stessa filosofia che accompagna l’esperienza della Famiglia Barbieri: recuperare le ricette della memoria, valorizzare le materie prime locali e trasformare ogni assaggio in un’occasione di conoscenza del territorio.
Una festa per celebrarlo e la sfida per il futuro
Il servizio Rai ha raccontato anche la festa che la comunità di Roggiano Gravina dedica al suo peperone, espressione di un’identità agricola deeply radicata. Accanto alla celebrazione, però, emerge una criticità: l’ultima annata è stata particolarmente difficile per i coltivatori e la sopravvivenza di questa produzione continua a rappresentare una sfida. Per questo la promozione non può esaurirsi nella visibilità di un evento o di una ricetta. Occorre mantenere vivo il legame tra chi coltiva, chi trasforma, chi cucina e chi sceglie di consumare le produzioni del territorio.



