La gestione delle procedure amministrative relative all’assistenza sociale e alla sanità rappresenta un punto cruciale per la tutela delle fasce di popolazione maggiormente vulnerabili. Nel contesto calabrese, l’accesso alle misure economiche a sostegno delle persone in condizioni di disabilità gravissima ha riscontrato alcune problematiche operative che hanno richiesto un chiarimento e una presa di posizione da parte delle istituzioni regionali, allo scopo di tutelare il diritto all’assistenza senza l’imposizione di costi o lungaggini non dovute.
I ritardi burocratici e il nodo delle certificazioni sanitarie
La questione riguarda l’iter necessario per l’assegnazione dei contributi mensili dedicati all’alto bisogno assistenziale, finanziati attraverso il Fondo nazionale per la non autosufficienza. A fronte del trasferimento agli Ambiti territoriali sociali (Ats) di oltre 14.700.000 euro legati all’annualità 2022, la quasi totalità degli enti locali ha provveduto a pubblicare i bandi per l’erogazione degli assegni di cura, che possono raggiungere un importo di 1.000 euro mensili per i casi di maggiore gravità.
Durante lo svolgimento delle procedure, si sono tuttavia verificate discrepanze e rallentamenti nell’operatività di diverse Aziende sanitarie provinciali (Asp). In particolare, i tempi indicati per la prenotazione delle visite volte al rilascio della documentazione sanitaria specialistica hanno rischiato in più casi di superare i termini massimi previsti dagli avvisi pubblici, mettendo a rischio la partecipazione degli aventi diritto.
Requisiti clinici e il divieto del ricorso al servizio a pagamento
L’accertamento della disabilità gravissima è regolato dal decreto ministeriale 26 settembre 2016 e fa riferimento a patologie di elevata complessità, tra cui stati vegetativi, lesioni spinali di notevole entità o condizioni neurologiche irreversibili. Tale valutazione segue criteri differenti e più specifici rispetto ai parametri ordinari applicati per l’invalidità civile o per il solo riconoscimento della Legge 104.
In tale scenario, sono emerse segnalazioni relative a indicazioni fornite in alcuni contesti territoriali, le quali suggerivano l’impiego dell’attività libera professione intramuraria o il ricorso a visite private a pagamento per l’ottenimento delle certificazioni in tempi utili. L’assessorato ha censurato tali prassi, evidenziando come l’attestazione debba essere prodotta esclusivamente dal servizio sanitario pubblico nell’ambito dei propri compiti istituzionali.
“La salute e la presa in carico delle persone in condizioni di disabilità gravissima non possono tollerare ritardi burocratici, né tantomeno interpretazioni distorte che rischiano di penalizzare i cittadini più fragili. L’accesso ai benefici e alle misure di sostegno deve essere semplice, pubblico e garantito senza alcun onere improprio per le famiglie”, dichiara l’assessore regionale alle Politiche Sociali e al Welfare, Pasqualina Straface.
Regole di presentazione, proroga dei termini e soccorso istruttorio
Per semplificare l’iter amministrativo, è stato specificato che la presentazione della certificazione specialistica è prescritta soltanto per i soggetti che richiedono l’accesso alla misura per la prima volta. Coloro che risultano già inclusi nelle graduatorie precedenti ed erogatarie del contributo non sono tenuti a rinnovare la produzione della documentazione, al fine di snellire la burocrazia a carico delle famiglie.
Per fronteggiare le criticità e consentire il completamento delle pratiche, la Regione ha disposto un ampliamento dei tempi di presentazione delle domande, stabilendo un differimento dei termini di almeno venti giorni che gli Ambiti territoriali sociali dovranno integrare nei rispettivi avvisi. Le domande già inviate mantengono la loro validità, mentre per la risoluzione di eventuali imprecisioni o omissioni formali nella documentazione inoltrata si farà ricorso all’istituto del soccorso istruttorio.
“Il certificato necessario per accedere alla misura deve essere rilasciato rigorosamente da strutture e medici pubblici nell’esercizio dell’attività istituzionale. Si precisa a tal proposito che tale certificazione specialistica deve essere richiesta ed esibita esclusivamente dai nuovi beneficiari dell’assegno di cura, mentre chi è già beneficiario ed è inserito nelle precedenti graduatorie non è tenuto a presentarla nuovamente, evitando così inutili appesantimenti burocratici. È inaccettabile che i cittadini debbano farsi carico di costi economici per un adempimento che spetta di diritto alle strutture sanitarie pubbliche. Per questo motivo, abbiamo invitato tutte le Asp ad organizzarsi tempestivamente, istituendo corsie preferenziali e assicurando la massima collaborazione istituzionale con gli Ambiti territoriali, anche attraverso la rapida sottoscrizione degli accordi di contitolarità sul trattamento dei dati personali (Gdpr) già trasmessi dalla Regione”, chiarisce l’assessore Straface.
Parallelamente alla proroga, le Aziende sanitarie provinciali sono state sollecitate a definire percorsi organizzativi accelerati e a perfezionare gli accordi per il trattamento dei dati personali (Gdpr) con gli Ambiti territoriali sociali, allo scopo di consentire lo scambio delle informazioni e una gestione uniforme dell’intera procedura su tutto il territorio regionale.
“La Regione Calabria sta facendo la sua parte con risorse certe, regole chiare e un monitoraggio costante tramite la Cabina di Regia. Ci aspettiamo che l’intera filiera istituzionale, sanitaria e sociale dimostri la stessa attenzione e lo stesso senso di responsabilità verso chi soffre. Nessuna famiglia deve essere lasciata sola, e nessun diritto può essere frenato da lentezze burocratiche o barriere economiche”, evidenzia l’assessore Straface a conclusione dell’intervento.



