“Scelgo la mozione di Stefano Bonaccini perché ritengo sia l’unico leader capace di rilanciare l’azione del Partito Democratico in chiave maggioritaria. Bonaccini si è assunto un’enorme responsabilità su alcuni punti tematici tanto dibattuti durante la campagna congressuale. Intanto penso si debba costruire un partito che tendi la mano alle formazioni socialiste, riformiste e progressiste, anche all’interno dello scenario europeo e mondiale”.
Parole e pensieri di Fernando De Donato, capogruppo Pd Provincia di Cosenza. “Un partito che sappia restituire dignità alla parola “democratico”, un mantra troppo spesso calpestato e ignorato. Questo errore ci ha portato spesso a rappresentare il partito come un contenitore politico fatto di correnti, quindi lottizzato, anziché un partito connotato dalla diversità intesa come un surplus di idee”, scrive in una nota.
“Bisogna seguire e attuare pedissequamente i principi contenuti nello statuto del PD, magari modernizzandolo per affrontare le sfide attuali. Penso, per esempio, al tema del rinnovamento e alla mancata attuazione del limite delle candidature (numero). L’elusione della norma attraverso l’artificio della “deroga” dovrebbe rappresentare l’eccezione e, pertanto, andrebbe rigidamente normata all’interno delle regole statutarie. Quando si abusa ad oltranza delle deroghe non si è più credibili e la differenza rispetto alle destre, su questo punto, è risibile. La conseguenza è la perdita di consenso su scala nazionale”, aggiunge.
Alle elezioni politiche del 2013 “abbiamo avuto il coraggio di correggere le storture della Legge elettorale c.d “Porcellum” recuperando credibilità e restituendo potere decisionale ai cittadini attraverso le primarie per la scelta dei candidati al parlamento. Alle recenti elezioni politiche abbiamo deciso la strada dell’auto-conservazione a tutti i costi e, così, nella nostra Provincia non abbiamo neanche un deputato eletto. Un fatto storico grave dinnanzi al quale la politica deve interrogarsi. Io sono dell’idea che si sarebbe dovuto ricorrere alla strada delle primarie per la scelta dei candidati parlamentari, per attutire gli effetti distorsivi del voto democratico in relazione al c.d “Rosatellum”. Un’occasione mancata”, per De Donato.
Bisogna, allora, “immaginare meccanismi veri per la selezione dei candidati.
Questo vale maggiormente se un partito ha intenzione di presentarsi con credibilità agli appuntamenti elettorali più importanti della storia di un Paese: le elezioni politiche. Su questo Bonaccini è stato molto chiaro e deciso “Se non cambierà la legge elettorale – e temo che la destra non avrà una gran voglia di cambiarla – allora garantisco le primarie per la gran parte dei candidati del Pd al Parlamento. Perché non è uno strumento perfetto ma se dobbiamo sbagliare è meglio che sbagliamo tutti insieme. Ma, soprattutto, non succeda mai più che candidate e candidati non siano gente che vive e si impegna in quei territori”.
Urge, dunque, “una ricomposizione del rapporto fra rappresentanti e rappresentati, fra cittadini, movimenti politici ed istituzioni. Bisogna, anche, ritrovare una forte identità sui temi della scuola, della sanità, del lavoro e dell’ambiente. Pertanto, credo – senza ombra di dubbio – che sia l’unica figura di candidato a segretario capace di strutturare il partito in modo che si possa ritornare ad utilizzare un linguaggio funzionale ad arginare i populismi sovranisti e al contempo scevro da ogni radicalismo minoritario destinato all’irrilevanza.
La candidatura di Stefano Bonaccini a segretario del Partito Democratico fa sperare e sognare la nascita una nuova classe dirigente. Senza, però, resuscitare lo spettro inconsistente della rottamazione di renziana memoria ma cercando di dare voce e spazio ai tanti militanti e dirigenti che in questi anni sono stati dimenticati e posti in “panchina”, purtuttavia – silenziosamente – hanno apportato contenuti, competenza e passione all’interno del tessuto sociale del Partito Democratico”.
De Donato riporta le parole di Stefano: “dobbiamo cambiare il gruppo dirigente, diventare un partito nel quale c’è spazio per tanti e non decidono in pochi, coinvolgendo e dando spazio alla base, iscritti ed elettori, e ai tanti sindaci e amministratori abituati nei territori a dare risposte concrete ogni giorno ai cittadini: donne e uomini che non a caso le elezioni nei Comuni in questi anni le hanno vinte mentre a livello nazionale si perdevano”. Bisogna, infine, combattere un vizio tutto italiano, stare al governo per decenni senza mai vincere. In tal senso, sposo le affermazioni di Bonaccini “se divento segretario al governo ci torniamo solo se vinciamo le elezioni. Abbiamo dato l’impressione di essere aggrappati al potere”.
Infine, da capogruppo Pd alla Provincia di Cosenza “chiederò un incontro tematico a Stefano per chiedere di dare impulso ad un nuovo corso per le Province, per ridefinirne programmazione, ruoli e funzioni. Non possiamo privare i nostri territori di un presidio così prossimo alle istanze dei cittadini, vanificando il granitico principio di sussidiarietà che dovrebbe guidare il legislatore in ogni occasione. Vale il vecchio detto: o si cambia o si muore”



