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Nuova scoperta nella lotta all’Alzheimer, ecco lo studio del neurobiologo calabrese Petrelli

Dopo la pubblicazione, nel 2021, di un importante studio scientifico sulla maturazione cerebrale perinatale, il neurobiologo Francesco Petrelli – concittadino di Oriolo (comune in provincia di Cosenza) – si è reso autore di una scoperta rivoluzionaria sulle cellule neuronali che potrà dare nuove speranze per la cura di Alzheimer e Depressione.
È possibile riprogrammare le cellule staminali neurali – è scritto in un post della pagina Facebook Oriolo Informa – per poter generare nuovi neuroni nel cervello adulto.
Questo è quanto ha scoperto il gruppo di ricerca dell’Università di Losanna (Unil) e dell’Università di Ginevra (Unige) in Svizzera, coordinato dal nostro Francesco Petrelli, sotto la direzione dei professori Knobloch (Laboratory of stem cell metabolism Unil) e Martinou (Dipartimento Cellular Biology Unige)”. Ancora congratulazioni da Oriolo a Francesco, che rende fiera e orgogliosa tutta la sua comunità!

La ricerca

La caratteristica principale delle staminali – si legge ancora – è la loro capacità di rigenerarsi e di differenziarsi in diversi tipi cellulari, comprese le cellule del cervello. Alla base della medicina rigenerativa del cervello c’è un gruppo di cellule particolari, chiamate cellule staminali neurali che durante lo sviluppo embrionale hanno la capacità di attivarsi rapidamente e generare tutte le cellule del nostro cervello, compresi i famosi neuroni.
In un cervello adulto queste cellule, localizzate in specifiche aree cerebrali, perdono la loro capacità rigenerativa e passano ad uno stato inattivo chiamato quiescenza, diventando cosi “dormienti”.
In tale prospettiva si inquadra il lavoro pubblicato proprio oggi, sulla prestigiosa rivista scientifica Science Advances appartenente all’autorevole gruppo americano “Science”, con il quale è stato dimostrato il meccanismo molecolare attraverso cui queste cellule entrano in questo stato di inattivazione. In seguito i ricercatori sono riusciti a riprogrammare le cellule staminali neurali ed a generare nuovi neuroni nel cervello adulto.

Le cellule “dormienti”

Come è possibile riattivare queste cellule “dormienti” nei soggetti adulti? “Per poter risvegliare queste cellule dormienti o quiescenti – ha spiegato il dottor Petrelli, primo segnatario del lavoro – abbiamo dovuto decifrare il linguaggio molecolare alla base del loro sistema di inattivazione.
Utilizzando avanzate e complesse tecnologie molecolari abbiamo trovato che alla base del sistema di quiescenza c’è un gruppo di organelli intracellulari chiamati mitocondri, gli stessi che le cellule usano per produrre la loro energia. In questo modo, siamo riusciti a riprogrammarne l’intero metabolismo delle cellule ed a riattivarle”.
A dire del ricercatore calabrese, il quale vanta numerosi studi sulle cellule gliali e sullo sviluppo del cervello, – pubblicati sulle più famose riveste scientifiche internazionali – “cosi facendo, con i miei colleghi, siamo riusciti a generare dei nuovi neuroni nel cervello adulto”. È fondamentale comprendere i meccanismi cellulari e molecolari alla base del funzionamento delle cellule staminali al fine di potenziare la medicina rigenerativa del futuro. Le cellule staminali neurali rappresentano una strategia terapeutica promettente per malattie complesse come le patologie neurodegenerative e neuropsichiatriche.

L’obiettivo

Tali scoperte infatti – conclude il post sulla pagina -, potrebbero aggiungere un tassello significativo, contribuendo cosi allo sviluppo di nuovi approcci terapeutici per il trattamento di patologie come l’Alzheimer e la Depressione. “L’obiettivo finale – secondo Petrelli – è poter riprogrammare le cellule staminali tramite specifiche molecole oppure tramite approcci di tipo genetico, in modo tale da generare cellule staminali efficienti e sicure che possono essere utilizzate per riparare oppure ricostruire i circuiti nervosi danneggiati”.
Il link del lavoro è online sul sito https://www.science.org/doi/10.1126/sciadv.add5220