di Franco DeMaria
Il cinque maggio è la giornata mondiale (indetta dall’OMS nel 2009) di una delle scoperte più sensazionali mai fatte in medicina. Essa ha contribuito a cambiare le abitudini (almeno una) della popolazione mondiale. Era la metà dell’800…
A guardar bene però sarebbe da considerarsi una riscoperta. Già nei secoli prima di Cristo infatti, i Romani ne conoscevano, magari non pienamente consapevoli, l’utilità. E Ponzio Pilato è stato, diremo oggi, il testimonial più famoso.
Ma torniamo alla scoperta. Era il 1847 e il medico ungherese Ignác Philipp Semmelweis, che voleva diventare anatomopatologo dovette ripiegare sull’ostetricia. Queste sue due passioni furono determinanti per la “sensazionale” scoperta.
Come dovrebbe essere ovvio per un medico, era curioso ed estremamente attento a ciò che accadeva intorno a lui e si rese conto che il suo reparto di ostetricia, frequentato dai suoi colleghi medici, aveva una percentuale di mortalità puerperale altissima rispetto ad un altro reparto gestito, invece, da sole ostetriche.
Questa osservazione lo portò a pensare che, forse, i suoi colleghi medici fossero la causa delle morti (attenzione questa affermazione sarà determinante per il resto della vita, e non solo professionale, del nostro Sammelweis).
In effetti questi ultimi prima passavano la mattinata a sezionare cadaveri e poi, nel pomeriggio, aiutavano le mamme a partorire. Sammelweis impose ai medici una pratica fino ad allora sconosciuta: il lavaggio delle mani. E pretese anche che si cambiassero le lenzuola tra una puerpera e l’altra. In brevissimo tempo la mortalità puerperale nel suo reparto si ridusse drasticamente a meno dell’1% e la qualità della vita in quelli che erano gli ospedali migliorò decisamente grazie anche al cambio delle lenzuola.
Il mondo della medicina fu infinitamente grato a questo medico? Si, ma solo quarant’anni dopo. Ci volle tutto questo tempo perché tale intuizione venisse accolta seriamente dalla comunità scientifica. Nel frattempo il povero Sammelweis fu licenziato dall’ospedale dove lavorava e gli si scagliarono contro affermando che solo un pazzo poteva pensare che uomini di scienza potessero provocare la morte di qualcuno “solo perché non si lavavano le mani”.
Sammelweiss finì i suoi giorni in manicomio, dove morì nel 1865, pare a causa delle percosse subite nello stesso istituto.
Scrisse di lui un medico suo amico: “Quando qualcuno scriverà la storia degli errori umani ne troverà pochi più gravi di quello commesso dalla scienza nei confronti di Sammelweis».
Una delle giornate di formazione per i nuovi volontari dell’Associazione Gianmarco De Maria (ma lo ripetiamo spesso anche ai vecchi) è dedicata a tale scoperta. Ci fu un tempo che frequentavamo l’oncoematologia pediatrica e in quell’ambiente era particolarmente necessaria l’attenzione all’igiene, e non solo a quella delle mani.
Le raccomandazioni andavano dal loro lavaggio accurato, all’evitare di portare in reparto anelli, bracciali, collane e monili vari. Alle ragazze si chiedeva di evitare trucco e profumi. I capelli, puliti, dovevano essere ben raccolti e nascosti nella cuffietta monouso. In mancanza di scarpe dedicate al reparto queste si dovevano coprire con gli appositi calzari. Il camice, lavato e igienizzato, doveva essere usato solo per le ore del turno con i bambini e successivamente rilavato.
Le unghie? Corte, pulite, senza smalti permanenti o semipermanenti e appendici varie. Il volontario veniva invitato ad evitare di portare in reparto anche l’oggetto (tra quelli di uso comune) tra i più sporchi al mondo e che abbiamo sempre addosso: il telefonino (gli altri due sono la maniglia delle porte dei bagni pubblici e la tavoletta del water). E visto che i volontari, tutto sommato, dovevano essere presenti in reparto per giocare e raccontare favole, ci era sembrato opportuno esagerare nelle norme igieniche e portare solo la loro, il più possibile asettica, presenza.
Poi arrivò il Covid ad interrompere un sogno (ma ad essere sinceri non fu il solo responsabile) e l’oncoematologia pediatrica a Cosenza scomparve… Però ai nostri ragazzi restò l’insegnamento del lavaggio delle mani che tornò utile e la pratica, per fortuna, si diffuse. Altri invece continuarono a lavarsene le mani.
Oggi, almeno per il momento, c’è rimasta solo la celebrazione di questo giorno.



