La vita è come un arcobaleno: ci vogliono pioggia e sole per vederne i colori.
(Jules Renard). E’ così anche in Calabria.
Quando il maltempo lascia spazio al sole, il cielo sereno fa “brillare” ancor di più i nostri 780 chilometri di splendide coste, offuscate dalla pioggia e dalla nebbia fino a poche ore fa.
Da qualsiasi punto della Calabria, è sufficiente percorrere pochi chilometri per trovarsi di fronte al mare. Non un mare qualsiasi, ma il Mediterraneo, culla di tutte le civiltà! Ed è uno spettacolo davvero ineguagliabile quando, da una stradina di montagna che digrada lentamente verso la costa, dopo l’ennesima curva, ci appare in lontananza l’azzurra distesa del mare.
Quel mare che fu dominato dagli antichi greci e poi dai romani, il mare nostrum che ha accolto nel suo grembo liquido le vicende storiche e il racconto dei miti, su tutti quello di Ulisse, che ancora oggi fanno sognare a occhi aperti e di cui nessun altro angolo del mondo può vantarsi.
Un mare chiuso, all’apparenza, con il solo sbocco naturale delle Colonne d’Ercole, ma in realtà aperto da sempre alla circolazione delle merci e delle idee, anche attraverso un’antica lingua comune, il sabir, parlata per secoli in tutti i porti del Mediterraneo.



