Roseto Capo Spulico è una bellissima cittadina che si sviluppa sulla costa ionica della Calabria e che si distingue per essere una località nota per i suoi paesaggi mozzafiato, un mare cristallino, un clima temperato e bellezze naturali di ineguagliabile valore.
Certo, sono tantissime e dal valore inestimabile, ma a svettare nei cieli di questo luogo è anche un’architettura le cui importanza e bellezza sono inestimabili: il Castello Federiciano.
La posizione del maniero affacciato sul Mar Ionio permette di far vedere lo scenario spettacolare della spiaggia di Roseto Capo Spulico sotto le mura del Castello. La vista è meravigliosa e spesso la gente di passaggio si ferma anche solo per godersi il panorama e scattare qualche foto.
Molto caratteristico è il famoso “scoglio incudine” o pietra a forma di fungo, che si trova al termine del lungomare degli achei, lungo la bella spiaggia di Roseto dove non c’è la sabbia, come su tutta questo tratto di costa. Il mare limpido della spiaggia di Roseto Capo Spulico permette di vedere piuttosto bene il fondale, che mostra un’incredibile bellezza naturale di pietre che formano un mosaico colorato e variegato.
Centro storico
Roseto Capo Spulico non è solo mare, basta fare un giro nel centro storico per scoprire uno dei Borghi medievali più belli della Calabria. Un Centro Storico ricco di arte, di fascino, di bellezze storiche e architettoniche e di vedute panoramiche da lasciare senza fiato. Dalla Chiesa Madre di San Nicola di Myra al Palazzo Baronale, dalla suggestiva Chiesetta dell’Immacolata Concezione – meglio nota come “Santo Totaro”, nome attribuito al sarcofago posto sulla facciata della chiesa – alla maestosità del Castrum Roseti. Questi sono solo alcuni dei luoghi di pregio del borgo rosetano.
Nel cuore del Centro Storico c’è la “Vinella degli innamorati”, il vicolo più stretto d’Europa, il luogo dove tanti innamorati del passato riuscivano ad incontrarsi per un bacio rubato. Baciarsi al centro della vinella valeva, e vale da tradizione, come viatico per un amore eterno.
La Fontana di San Vitale, il monumento più antico di Roseto dalla quale ancora oggi dopo oltre 1000 anni scorre acqua salutifera, e la visita al Museo Etnografico della Civiltà Contadina, luogo di storia e tradizioni a cui tutti i rosetani sono legati, completano il viaggio nel Borgo di Roseto. Di fronte alle limpide acque dello Ionio sorge il Castrum Petrae Roseti, senza dubbio uno degli elementi che maggiormente caratterizzano la Calabria nel mondo.
Il Castello Federiciano rappresenta la perfetta fusione tra storia e mistero. Nato dalle ceneri di un antico luogo di culto pagano, in quel luogo intriso di mistero, lo “Stupor Mundi” Federico II di Svevia, lasciò segni importanti del suo passaggio, come dimostrano il ritrovamento dell’Onfale con incisi i segni della Passione di Cristo, e numerosi segni lapidei racchiusi tra le mura del maniero.
Il Castello Federiciano di Roseto Capo Spulico è senza dubbio uno degli elementi che maggiormente caratterizzano la Calabria nel mondo. Da avamposto di difesa a castello templare, presidio militare e luogo sacro per l’Imperatore, storia e mistero, è questa la magia del Castello di Roseto. Il Castrum Roseti fu edificato, insieme con le mura di cinta, sotto il regno di Roberto il Guiscardo.
All’origine era un castello autosufficiente, con tanto di stalle, prigioni, cisterna per la raccolta delle acque e stanze adibite ad abitazione del feudatario. Il castello rappresenta appieno l’architettura federiciana, ma fra le antiche pietre e nei cortili assolati si può respirare lo spirito dei templari: stemmi alchemico-templari, come la “Rosa” e i “Gigli” spiccano sull’arco che fa da ingresso alle mura difensive, e pare che la sua pianta derivi da quella del Tempio di Gerusalemme.
Pare che proprio nel Castrum Petrae Roseti siano state conservate la Sacra Sindone e le Sacre Bende, nel periodo in cui se ne erano perse le tracce. Dopo il saccheggio di Bisanzio del 1204, ad opera dei crociati, delle reliquie non si seppe più nulla, fino all’incirca al 1356, quando il solo sudario ricomparve in una chiesa francese, per poi approdare definitivamente a Torino.
Secondo le ricerche compiute da una discendente diretta di Federico II, e avallate da esperti sindonologi, l’imperatore ne venne in possesso, ereditandole direttamente dal nonno Federico Barbarossa, e le portò con sé nei suoi spostamenti, anche al Castello di Roseto, per poi perderle nuovamente durante l’eccidio di Parma del 1248.



