Cosenza è una città ricca di storia, cultura e tradizioni. Una di queste è la cosiddetta “gloria”, il suono delle campane che annuncia il Natale alle 21 del 24 dicembre, quattro ore prima della mezzanotte.
Ma perché i cosentini festeggiano il Natale in anticipo? Quali sono le origini e i significati di questa usanza?
Le leggende
Ci sono diverse leggende che cercano di spiegare la nascita della gloria. Una delle più antiche risale al XVI secolo e narra di un signorotto spagnolo che si innamorò di una giovane cosentina, Polidora, che lo rifiutò. Lui giurò che l’avrebbe avuta prima della mezzanotte di Natale. Polidora si rifugiò dal vescovo di Cosenza, che promise di proteggerla, ma alla fine cedette allo spagnolo in cambio di denaro.
La sera del 24 dicembre, permise agli uomini del signorotto di entrare nel vescovado e rapire Polidora, che vedendosi perduta si buttò dalla finestra. Erano le 21 in punto. Da allora, i cosentini, per protestare contro il tradimento del vescovo, anticiparono il Natale alle 21.
Un’altra leggenda, più recente, racconta di un vescovo cosentino che non aveva la pazienza di aspettare la mezzanotte per celebrare la messa di Natale, e impose a tutta la diocesi di suonare la gloria alle 21, così da andare tranquillamente a riposare.
La storia
Oltre alle leggende, ci sono anche delle spiegazioni storiche che cercano di giustificare la gloria. Una di queste è legata ai fusi orari e alla geografia. Si dice che Cosenza volesse suonare la mezzanotte di Betlemme, il luogo della nascita di Gesù, ma pur anticipando di tre ore rispetto all’ora italiana, l’anticipo risulta troppo largo.
Questo perché in passato l’Italia non aveva un’ora unica, ma seguiva l’ora solare locale, che variava di circa un quarto d’ora ogni 15 gradi di longitudine. Inoltre, bisogna considerare l’introduzione dell’ora legale, che spostava in avanti di un’ora o due l’orologio in alcuni periodi dell’anno.
Un’altra spiegazione storica è legata alle tradizioni religiose e monastiche. Si dice che in tempi antichi, nei vari conventi e monasteri, alle 21 si concludeva un lungo digiuno, che iniziava il giorno prima e durava fino alla messa di Natale. Quindi, le campane suonavano per segnalare la fine del digiuno e l’inizio del cenone della vigilia, che prevedeva 13 pietanze di pesce, in ricordo dei 12 apostoli e di Cristo.
La gloria di Cosenza è una tradizione che si tramanda da secoli e che rappresenta l’identità e l’orgoglio dei cosentini. È un modo per celebrare il Natale in modo originale e diverso, ma anche per riscoprire le proprie radici e il proprio patrimonio culturale.



