Avrebbero avuto diversi contatti, incontri e trattative con i dirigenti dell’autorità competente riferibili a dirigenti della Regione Calabria e dell’Arpacal per ricevere informazioni su quando ci sarebbero stati i controlli e per “garantirsi il proseguimento dell’attività, nonostante le gravi criticità che incidevano sul ciclo produttivo e sul prodotto finale, che rimaneva rifiuto” . Un passaggio inquietante che coinvolge, oltre agli indagati anche l’ente pubblico calabrese.
Una vicenda, quella legata al presunto smaltimento illecito di rifiuti, che sconvolge e travolge 11 persone ed amministrazione regionale. L’indagine ha visto finire nella rete il presidente del Cosenza Calcio, Eugenio Guarascio, insieme alla sorella Ortensia, a Giuseppe Antonio Caruso, Francesco Currado, Rosario Fruci, Maria Carmela Amato, Alessandro Giardiello, Vincenzo De Matteis, Nicola Anselmo Ocello, Franco Dario Giuliano e il dirigente regionale Gianfranco Comito.
L’operazione, condotta dai carabinieri sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Vibo, guidata da Camillo Falvo, ruota intorno all’ ipotesi di inquinamento ambientale.
Tonnellate di prodotto, indicato come fertilizzante, ma costituito in realtà da rifiuto smaltito illecitamente sui terreni agricoli delle province di Vibo Valentia, Catanzaro e Reggio Calabria. Al centro dell’attività investigativa il ciclo di trasformazione dei rifiuti effettuato all’interno di un impianto di recupero vibonese riconducibili alla famiglia Guarascio.



