Negli ultimi anni, l’incolumità degli operatori sanitari è diventata una questione di crescente preoccupazione. Secondo la relazione 2023 dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie (Onseps), inviata alle Camere nel marzo scorso, in Calabria sono state registrate 32 aggressioni a personale sanitario, tutte nel settore pubblico.
Di queste, 20 sono state perpetrate da pazienti, 10 da parenti o conoscenti, e in un caso non è stato possibile individuare il responsabile.
Il report del Ministero della Salute evidenzia che tra gli operatori colpiti, 12 avevano un’età compresa tra 30 e 39 anni, 13 tra 40 e 49 anni, 6 tra 50 e 59 anni e 6 avevano più di 60 anni. Gli aggressori hanno colpito 24 uomini e 15 donne. In alcuni eventi, sono stati coinvolti più operatori contemporaneamente, con un massimo di tre lavoratori interessati in un singolo episodio.
La gravità della situazione ha spinto anche la politica a intervenire. Recentemente, è stato presentato in Senato un disegno di legge che introduce una sorta di Daspo in sanità per chi si rende autore di aggressioni al personale sanitario o di reati contro il patrimonio sanitario.
Il ddl, primo firmatario il senatore Ignazio Zullo, prevede la sospensione per tre anni della gratuità di accesso alle cure programmate e di elezione per gli aggressori.
Questa misura, composta da un solo articolo e senza oneri per lo Stato, rappresenta un tentativo di proteggere chi lavora quotidianamente per garantire la nostra salute.
È fondamentale che la società prenda coscienza di questo problema e che vengano adottate tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza degli operatori sanitari.



