Lettera aperta di una figlia: il mio calvario al Pronto Soccorso dell’Annunziata
Un calvario al Pronto Soccorso
La nostra esperienza all’Ospedale dell’Annunziata è iniziata martedì 18 marzo, quando mia madre, con febbre altissima (40,2°C), è stata trasportata al pronto soccorso. Dopo una prima chiamata all’ambulanza il giorno precedente, che aveva diagnosticato un’influenza e lasciato mia madre a casa, la situazione è peggiorata. Priva di sensi, è stata finalmente ricoverata, ma ciò che abbiamo vissuto è stato un vero calvario.
Parcheggiata e abbandonata
Nonostante i sospetti iniziali di polmonite bilaterale e infezione cardiologica, entrambe escluse dagli esami, mia madre è stata lasciata su una barella in corridoio, con ossigeno e paracetamolo, senza un intervento concreto. La febbre alta e il delirio continuavano, ma l’unica speranza era che si liberasse un posto in reparto. Per tre giorni, abbiamo assistito impotenti al peggioramento delle sue condizioni, mentre il pronto soccorso sembrava un parcheggio di pazienti abbandonati.
Numeri, non persone
All’Annunziata, i pazienti non vengono trattati in base alla gravità, ma all’età. Ho sentito personalmente una dottoressa dire: «Lei è del ’71, è giovane, dobbiamo intervenire subito!». E chi è nato nel ’40 o nel ’50? Non merita di sopravvivere? Mia madre, cardiopatica e con gravi problemi di salute, è stata trattata come un numero, senza umanità né attenzione.
La diagnosi e il reparto di Geriatria
Dopo tre giorni di abbandono, mia madre è stata finalmente trasferita in Geriatria, dove le è stata diagnosticata una setticemia severa multiorgano. Grazie al dottor Scarpelli e al personale del reparto, che hanno fatto il possibile per salvarla, oggi mia madre è a casa. Ma ciò che abbiamo vissuto non deve essere dimenticato.
Un appello al presidente Occhiuto
Presidente Occhiuto, mi rivolgo a lei: noi, i “numeri,” garantiamo ricchezza con il nostro lavoro e la nostra salute. Investire nella sanità non è solo un dovere morale, ma anche un investimento per il futuro. Basta tagli sulla sanità, servono risorse per garantire dignità e cure adeguate a tutti.



