È quasi paradossale come in Calabria anche le cose che dovrebbero essere normali e scontate assumano i contorni dell’eccezionale. È il caso della TAC, che torna finalmente a funzionare nell’ospedale di Vibo Valentia, un evento che viene quasi celebrato come una grande conquista!
Dopo giorni di inattività, la TAC dell’ospedale di Vibo Valentia è di nuovo operativa. Una buona notizia, senza dubbio, ma che si inserisce in un contesto caratterizzato da criticità che purtroppo sono diventate la norma.
A portare alla luce questa situazione è la dottoressa Alessia Piperno, delegato provinciale del Sindacato Medici Italiani (SMI) per l’ASP di Vibo, che punta il dito su una realtà che si ripete con preoccupante frequenza, spesso nel silenzio generale.
“Finalmente abbiamo la TC! Ebbene sì, è proprio il caso di dirlo – esordisce con una nota di amarezza la dottoressa Piperno – perché per giorni la sanità vibonese ha dovuto fare i conti con un disservizio che, purtroppo, si ripresenta più volte nel corso dell’anno. E tutto questo avviene nell’indifferenza più totale di chi avrebbe il dovere di trovare soluzioni e invece lascia che tutto si risolva con il nostro consueto ‘senso di adattamento'”.
La dottoressa Piperno entra poi nel vivo delle problematiche: “La provincia di Vibo Valentia – spiega – dispone di sei ambulanze dedicate ai trasporti di emergenza e ai trasferimenti di pazienti. Se in ogni turno riusciamo a contare su tre medici, è già un successo. La realtà è che spesso c’è un solo medico a disposizione. E con questo personale si deve coprire il territorio, le richieste della radiologia, i trasferimenti ospedalieri…”.
Un punto particolarmente critico è proprio il guasto della TAC, con le conseguenti ripercussioni a catena sul sistema di emergenza-urgenza: “Quando la TC di Vibo non funziona – continua la dottoressa Piperno – i pazienti vengono trasportati a Tropea. Ma lì non è possibile effettuare esami con mezzo di contrasto perché l’anestesista rimane di servizio a Vibo. Qual è il risultato? I pazienti con codici gialli e rossi devono essere trasferiti a Catanzaro o Reggio Calabria. E ovviamente, sempre utilizzando le ambulanze del 118”. Una gestione dell’emergenza che, secondo la dottoressa, mette seriamente a rischio la sicurezza dei cittadini: “Abbiamo bisogno di un’ambulanza medicalizzata – ribadisce con forza – e questo significa che quei pochi medici disponibili vengono impiegati per ore, lasciando scoperto il territorio. Ma è normale che sia così?”.
La dottoressa Piperno pone quindi tre domande precise e incalzanti: “Perché non viene utilizzata la seconda TAC, presente in ospedale dal 2020? Perché non si è pensato a un accordo temporaneo con strutture private convenzionate del territorio? E, infine, perché non è stato inviato un anestesista a Tropea, almeno nei giorni più critici, per garantire gli esami urgenti con mezzo di contrasto?”.
La conclusione è un appello amaro ma diretto e senza giri di parole: “Noi siamo medici, il nostro compito è fare diagnosi e curare i pazienti. Non possiamo anche occuparci della manutenzione delle apparecchiature. Lavoriamo sempre, comunque e nonostante tutto. Ma il 118 non è un team di supereroi. I nostri sforzi saranno sempre vani – conclude – se chi ha il potere di creare le condizioni per farci lavorare non ci mette nelle condizioni di farlo. Spero vivamente che disagi di questo tipo non si ripetano”.



