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Reparti senza personale, turni impossibili. La denuncia di Usb: “La Dulbecco è al collasso, pronti all’agitazione”

La situazione sanitaria presso l’AOU “Renato Dulbecco” sta raggiungendo un punto di rottura, con una carenza critica di personale che rende impossibile coprire i turni per luglio e prospetta un agosto ancora peggiore.

Il sindacato USB Sanità denuncia le condizioni disastrose, avvertendo un potenziale collasso dei servizi e dichiarandosi pronto a proclamare lo stato di agitazione, che potrebbe sfociare in uno sciopero se non verranno prese misure immediate.

Carichi di lavoro insostenibili e diritti calpestati

Secondo USB Sanità, la cronica sotto organico ha portato a una situazione insostenibile in cui i servizi essenziali sono a rischio. Infermieri, tecnici e ostetriche sono esausti, molti costretti a rinunciare alle loro ferie, un diritto legalmente garantito. Questa perenne crisi estiva è ulteriormente aggravata quest’anno dall’afflusso di turisti e dall’aumento temporaneo della popolazione residente, spingendo il sistema già sotto pressione ai suoi limiti.

“La situazione all’AOU ‘Renato Dulbecco’ ha superato ogni limite di decenza,” ha dichiarato un rappresentante di USB Sanità. “La carenza cronica di personale sta rendendo di fatto impossibile la formulazione dei turni per il mese di luglio in molti reparti, e quello che ci aspetta ad agosto sarà ancora peggio. I reparti sono allo stremo, i lavoratori vengono spremuti e i pazienti rischiano sulla propria pelle le conseguenze di una direzione aziendale sorda e irresponsabile.”

Reparti critici sull’orlo del baratro

Diversi reparti stanno già vivendo condizioni catastrofiche. Nel reparto di chirurgia donne del “Pugliese”, coprire i turni di giugno è stata una lotta, e luglio e agosto sono previsti essere impossibili senza la “abnegazione del personale e la capacità della coordinatrice infermieristica di tenere insieme pezzi di un sistema che cade a pezzi.”

La Radiologia affronta problemi simili a causa della mancanza di turnover e delle limitazioni di alcuni lavoratori, rendendo difficile garantire la continuità senza calpestare i diritti al riposo e alla sicurezza.

Una situazione particolarmente allarmante si sta verificando nella Terapia Intensiva Neonatale (TIN), dove esiste un serio rischio di sospensione del servizio STEN, che fornisce il trasporto d’urgenza per i neonati da tutta la regione verso il capoluogo. USB Sanità sottolinea che questo reparto vitale sta soffrendo non solo per la mancanza di personale, ma anche per l'”inaccettabile rifiuto dell’Azienda di retribuire correttamente gli infermieri STEN, che continuano a essere sfruttati solo grazie al loro senso del dovere.”

La “sorda” indifferenza della direzione alle soluzioni

USB Sanità afferma di aver segnalato formalmente queste criticità al Direttore Sanitario, al Direttore Medico di Presidio e alla Dirigente delle Professioni Infermieristiche. Hanno presentato una “proposta concreta, chiara e praticabile” per procedere immediatamente alla sostituzione delle lunghe malattie e delle gravidanze al fine di fornire un minimo di respiro ai reparti più in sofferenza.

Tuttavia, il sindacato dichiara che la risposta è stata “un muro. Una chiusura totale. Un rifiuto sordo e arrogante.” La giustificazione fornita dalla direzione sarebbe stata la “solita favoletta che ci sentiamo raccontare da anni: ‘i numeri ci sono’, ‘non si può inviare altro personale’.”

Inoltre, USB Sanità accusa l’azienda di “osare anche colpevolizzare i lavoratori,” accusandoli di voler usufruire dei loro diritti legali come ferie, permessi parentali e Legge 104. Il sindacato definisce questo un “attacco meschino e vergognoso volto a trasformare i lavoratori in capri espiatori per una macchina amministrativa incapace, assente e irresponsabile.”

Il sindacato è pronto ad agire

USB Sanità è irremovibile nella sua posizione, dichiarando: “USB Sanità non ci sta e non starà zitta.” Il sindacato ha affermato che se l’azienda non “interverrà immediatamente per rafforzare gli organici e mettere i reparti in condizione di lavorare senza mettere a rischio salute, sicurezza e dignità,” proclamerà lo stato di agitazione sindacale e avvierà l’iter per l’indizione dello sciopero.

Il sindacato sottolinea che “la misura è colma. Le scuse non bastano più. Le responsabilità devono emergere.” Essi chiedono che cittadini, lavoratori e pazienti comprendano chi è responsabile del peggioramento delle condizioni e delle potenziali conseguenze, in particolare per i neonati vulnerabili che potrebbero vedersi negato il trasporto d’urgenza a causa delle scelte della direzione.