Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende porre con forza l’attenzione sull’aggravarsi della condizione economica e sociale che sta colpendo duramente i docenti, sia di ruolo che non, con particolare riferimento a coloro che vivono fuori sede e nelle Regioni del Centro-Nord. Una situazione che, alla luce degli ultimi dati Istat, si fa sempre più critica.
I dati definitivi dell’Istat relativi a giugno 2025 dipingono un quadro preoccupante: un’accelerazione dell’inflazione che pesa in modo significativo sulle spese quotidiane delle famiglie italiane. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività è aumentato dello su base mensile e dell’ rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, segnando un incremento superiore rispetto al registrato a maggio. I rincari più marcati riguardano i beni alimentari non lavorati, i cui prezzi, particolarmente sensibili agli shock climatici e alle dinamiche dei mercati internazionali delle materie prime, sono cresciuti dal al su base annua. Anche il “carrello della spesa”, che include alimentari e beni per la cura della casa e della persona, registra un’accelerazione con un aumento annuo del , in crescita rispetto al del mese precedente. In un quadro caratterizzato da oscillazioni dei prezzi dell’energia, che mostrano una lieve flessione del su base annua, tale dinamica non è sufficiente a compensare l’aumento generalizzato dei costi di beni e servizi essenziali.
L’inflazione di fondo, cioè al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, evidenzia un ulteriore aumento attestandosi al annuo, con quella relativa ai servizi che si mantiene stabile attorno al . Rincari significativi si osservano anche nei servizi di trasporto, che passano dal al , e nei prodotti ad alta frequenza di acquisto, come generi alimentari di base e carburanti, la cui inflazione annua cresce al rispetto all’ di maggio. Questa dinamica conferma come l’aumento dei prezzi incida maggiormente sui beni essenziali e sulle spese quotidiane delle famiglie, imponendo un peso crescente soprattutto sulle fasce meno abbienti.
Per le famiglie dei docenti, in particolare per chi vive lontano dalla sede di servizio, l’impatto di questa situazione è ancora più gravoso. Il costo medio mensile per la permanenza fuori sede, comprensivo di affitto, alimentazione e trasporti, si aggira tra e euro. Una spesa che, in molti casi, assorbe una quota rilevante o addirittura eccede il reddito netto mensile degli insegnanti. Tale situazione compromette non solo il benessere materiale e psicologico degli insegnanti, ma ha anche un impatto negativo sulla qualità complessiva del servizio educativo che sono chiamati a fornire.
Alla luce di queste evidenze, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene imprescindibile adottare misure urgenti. È fondamentale favorire il ricongiungimento familiare, un diritto umano fondamentale che, se trascurato, genera una frammentazione sociale con profonde ricadute economiche e psicologiche. In questo contesto, si rivela indispensabile promuovere la mobilità del personale docente su organico di fatto, consentendo a coloro che vantano almeno dieci anni di servizio di ruolo su sede fuori sede di rientrare nella propria area di origine o di vicinanza familiare. È necessario superare i vincoli triennali che troppo spesso impediscono una gestione più equa e umana delle assegnazioni.
In vista della scadenza del 27 luglio 2025 per la presentazione delle domande di assegnazione provvisoria e utilizzazione per l’anno scolastico 2025/26, si chiede al Ministro dell’Istruzione e del Merito di garantire procedure rapide, trasparenti e flessibili che tengano conto delle condizioni di disagio sociale ed economico che affliggono i docenti, assicurando priorità e tutela a chi ha maturato un lungo servizio fuori sede.
L’erosione del potere d’acquisto causata dall’inflazione e l’incremento continuo dei costi dei beni essenziali impongono un intervento tempestivo per ridurre il disagio materiale, ridare dignità e stabilità alle famiglie dei lavoratori della scuola e, più in generale, per tutelare i diritti umani e sociali fondamentali che sono alla base di una società civile e coesa.



