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Dimissioni, inchieste e nuove sfide: inizia l’autunno caldo della politica calabrese

Le dimissioni del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, presentate ufficialmente il 1° agosto dopo un avviso di garanzia per presunti reati legati alla sanità privata, aprono la strada a nuove elezioni anticipate, che dovrebbero tenersi tra fine settembre e inizio ottobre.

Nonostante l’inchiesta in corso, Occhiuto ha confermato l’intenzione di ricandidarsi, puntando a un secondo mandato con il sostegno compatto del centrodestra – Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia in primis. Nel 2021 vinse con oltre il 54% dei voti, ma questa volta il clima appare più incerto.

Sul fronte progressista, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico sono al lavoro per costruire un’alleanza unitaria, ipotizzando un cosiddetto “campo largo” che potrebbe cambiare gli equilibri. Tra i nomi più accreditati per una candidatura condivisa figurano la deputata Vittoria Baldino (M5S), il senatore Nicola Irto (PD) e il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà. L’obiettivo: evitare una frammentazione del centrosinistra che favorirebbe ancora una volta il centrodestra.

Il futuro politico della regione si giocherà non solo sui programmi, ma anche sulla credibilità dei candidati, sulla gestione del consenso post-dimissioni e sulla capacità di intercettare una parte di elettorato sempre più disillusa.

A meno di due mesi dal voto, lo scenario è ancora aperto: Occhiuto resta il favorito, ma una coalizione ampia e coesa nel campo progressista potrebbe portare a un esito inedito. La Calabria si prepara a un nuovo snodo politico decisivo, che potrebbe avere ripercussioni anche sul piano nazionale.