Il tema del fine vita, a lungo relegato a dibattiti etici e giudiziari, emerge con forza come una questione sociale urgente, anche in Calabria.
I dati forniti dal servizio gratuito “Numero Bianco” dell’Associazione Luca Coscioni disegnano uno scenario inatteso, che smentisce i cliché e mostra una regione attenta e desiderosa di risposte concrete.
Le 217 richieste di informazioni registrate negli ultimi 12 mesi testimoniano una domanda di autodeterminazione e dignità che non conosce confini geografici.
La mappa della disperazione e della dignità
Il servizio “Numero Bianco”, un punto di riferimento per chi cerca informazioni su eutanasia, suicidio medicalmente assistito, testamento biologico e sedazione palliativa profonda, ha elaborato una proiezione ponderata per popolazione che fa luce sulla situazione regionale. La Calabria si distingue con un dato significativo: 12 richieste ogni 100.000 abitanti.
Un numero che, pur non essendo il più alto a livello nazionale, posiziona la regione tra quelle con la maggiore incidenza pro capite, superando ampiamente la media di altre aree. Queste richieste non sono mere curiosità teoriche, ma domande concrete e spesso disperate su come poter accedere a una fine dignitosa, sia in Italia sia, se necessario, in Svizzera.
Un grido di aiuto: numeri che raccontano una realtà complessa
A livello nazionale, il servizio ha gestito oltre 16.000 richieste, un incremento del 14% in un solo anno. La maggior parte delle chiamate, circa cinque al giorno, riguardano direttamente l’eutanasia e il suicidio medicalmente assistito.
Ma non mancano le domande su altre pratiche come l’interruzione delle terapie e la sedazione palliativa profonda, che registrano più di un contatto al giorno. In particolare, 580 persone hanno ricevuto un orientamento pratico per affrontare il percorso della morte volontaria medicalmente assistita. È interessante notare come la ripartizione per genere sia quasi paritaria: 51% donne e 49% uomini.
Questi numeri rivelano una crescente consapevolezza e, al contempo, un profondo senso di solitudine e disorientamento da parte di chi affronta una malattia terminale. La Calabria, con le sue 217 richieste, si inserisce a pieno titolo in questo dibattito, dimostrando che il desiderio di autodeterminazione è un bisogno trasversale, che non può più essere ignorato dalla politica e dalle istituzioni sanitarie.



