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Emergenza idrica a Belvedere Spinello: sequestrati gli impianti comunali e emessi tre avvisi di garanzia

Nelle prime ore di questa mattina, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Crotone hanno dato esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo emesso dall’Autorità Giudiziaria cittadina, colpendo i punti nevralgici del sistema idrico di Belvedere di Spinello. L’operazione ha interessato un pozzo situato nei pressi del fiume Neto, una pompa di sollevamento, una vasca di raccolta e diversi tratti della condotta di distribuzione.

Contestualmente all’attività di sequestro, sono stati notificati avvisi di garanzia a tre figure chiave dell’amministrazione locale: l’attuale sindaco, l’ex primo cittadino e il responsabile dell’Area Tecnica. L’inchiesta, coordinata dal Procuratore della Repubblica Domenico Guarascio, ipotizza reati che spaziano dall’omissione di atti d’ufficio ai delitti colposi contro la salute pubblica, con l’aggravante della continuazione.

Il meccanismo di miscelazione dell’acqua

Secondo il quadro delineato dagli inquirenti, che resta allo stato degli atti e salvo la presunzione di innocenza, il centro abitato sarebbe stato alimentato per anni da un sistema strutturalmente compromesso. Le indagini hanno evidenziato un meccanismo definito illecito che prevedeva la captazione dell’acqua da un pozzo nell’area del Neto, originariamente non destinato all’uso umano.

Mediante l’utilizzo di pompe di sollevamento, il liquido veniva convogliato in località Barretta e successivamente rilanciato nel serbatoio denominato Capoluogo di Montecastello. In questa sede avveniva la miscelazione: l’acqua del pozzo, priva di processi di potabilizzazione conformi, si univa a quella fornita dal gestore regionale, finendo indistintamente nei rubinetti di tutta la popolazione residente.

Criticità microbiologiche e riscontri sanitari

Le contestazioni poggiano sui rilievi tecnici effettuati da Arpacal e Asp, i cui esiti hanno confermato ripetuti superamenti dei limiti di legge per parametri chimici quali cloruri, sodio e torbidità. Il dato giudicato più allarmante riguarda però la presenza di criticità microbiologiche, con il rinvenimento di batteri coliformi ed Escherichia coli.

L’accusa si concentra sulla gestione di tali emergenze, sottolineando come una prima ordinanza di divieto d’uso, emessa a settembre 2024, sia stata revocata senza che i parametri fossero realmente rientrati nella norma. Inoltre, l’installazione di una pompa dosatrice di cloro è stata giudicata dagli inquirenti un intervento puramente di facciata, in quanto privo di sistemi automatizzati di filtraggio e monitoraggio. Durante i sopralluoghi, i militari hanno riscontrato la mancanza di cloro nel sistema di dosaggio e una generale assenza di controlli nei locali tecnici.

Le responsabilità dell’amministrazione locale

Agli indagati, nelle rispettive qualità di autorità sanitarie locali e responsabili tecnici, viene contestato di non aver impedito l’immissione di acqua non idonea nel circuito cittadino, nonostante i ripetuti segnali d’allarme e le comunicazioni ufficiali provenienti dagli enti sanitari.

Per i sindaci coinvolti, la posizione risulta aggravata dalla violazione dei doveri inerenti alla funzione di garanti della salute pubblica. Il sequestro odierno mira a interrompere definitivamente il potenziale pericolo per la cittadinanza, impedendo l’uso di infrastrutture ritenute funzionali al mantenimento di un sistema di approvvigionamento giudicato insalubre dagli organi inquirenti.