L’introduzione del Reddito di Merito in Calabria, misura voluta dal Presidente Roberto Occhiuto per incentivare la permanenza degli studenti negli atenei regionali, ha sollevato dure reazioni da parte di Rifondazione Comunista. Il protocollo d’intesa con le università prevede l’erogazione di contributi economici compresi tra 500 euro e 1.000 euro, destinati a chi mantiene una media accademica elevata, rispettivamente tra il 27 e il 29 o superiore al 29. Tuttavia, a generare forti perplessità sono i rigidi vincoli temporali che impongono il completamento degli esami alla fine di ogni singolo semestre e l’assenza totale di criteri legati all’ISEE.
Secondo le esponenti del partito, Laura Gigliotti e Caterina Muraca, queste condizioni trasformano il sostegno in uno strumento accessibile a una platea estremamente ridotta. Le stime indicano infatti che solo il 7% o l’8% degli iscritti potrà beneficiare dell’incentivo, configurando quella che viene definita una misura per pochi privilegiati che già godono di una situazione economica favorevole.
L’accusa di una visione elitaria dell’istruzione
Nel comunicato diffuso da Rifondazione Comunista, il concetto di merito viene messo in discussione e interpretato come un paravento politico per giustificare tagli e disuguaglianze. La critica si concentra sul fatto che il provvedimento ignora sistematicamente le difficoltà di chi è costretto a lavorare per mantenersi o di chi affronta ostacoli economici che impediscono di rispettare ritmi accademici serrati.
“Il Presidente Occhiuto ignora la platea di studenti che faticano a pagare le tasse o a restare in regola perché costretti a lavorare per mantenersi”, dichiarano Gigliotti e Muraca, aggiungendo che l’incentivo finisce per premiare chi ha già un vantaggio di partenza. Per il partito, questa impostazione non contrasta la fuga dei cervelli, ma la rende una scelta obbligata per chi non appartiene alle élite, fallendo nell’obiettivo di agire sullo svantaggio sistemico del territorio.
Impatto sulle fragilità e assenza di programmazione
Un ulteriore punto di scontro riguarda l’invisibilità delle categorie più fragili all’interno del percorso universitario. L’imposizione di standardizzati tempi record per l’ottenimento del bonus penalizzerebbe non solo gli studenti fuori corso, spesso rallentati da motivi finanziari, ma anche le persone con DSA e neurodivergenze. Questi profili, per i quali il percorso di studi richiede spesso modalità e tempistiche differenti, risulterebbero totalmente esclusi dai criteri meritocratici adottati dalla Giunta regionale.
Rifondazione Comunista conclude l’intervento definendo il Reddito di Merito una mossa propagandistica priva di una reale visione a lungo termine sul mercato del lavoro e sul benessere studentesco. La posizione espressa sottolinea come la libertà di restare in Calabria debba essere garantita attraverso l’abbattimento delle barriere d’accesso e non tramite la creazione di premi riservati a una ristretta minoranza di eccellenze. “Il reale benessere degli studenti passa in secondo piano rispetto alla narrazione dell’eccellenza e delle classifiche”, ribadiscono le esponenti, rivendicando la necessità di una programmazione che includa l’intera comunità accademica.



