I dati impietosi sulle presenze turistiche estive in Calabria dipingono un quadro di crisi profonda, con lidi semi-deserti e mancati introiti che mettono in luce il fallimento delle politiche nazionali e regionali.
Questa situazione non solo danneggia l’economia locale, ma svela anche le fragilità di un settore in cui la precarietà e lo sfruttamento dei lavoratori sono all’ordine del giorno.
A pagare il prezzo più alto di questa crisi sono i lavoratori stagionali, spesso giovani studenti costretti ad accettare condizioni di lavoro informali e sottopagate. L’iniziativa della Filcams CGIL Calabria, denominata “A muzzo”, si propone proprio di dare voce e tutela a questi lavoratori, spesso impiegati in nero per soddisfare la richiesta di manodopera flessibile e a basso costo.
Il dibattito pubblico, secondo il sindacato, si è focalizzato troppo a lungo sulla questione delle concessioni balneari, trasformandola in una mera merce di scambio politico tra governi e imprenditori, senza rispettare le regole della concorrenza. Questa è solo la superficie di un problema ben più radicato. L’imprenditoria calabrese, invece di chiedere favori e “mancette” alla politica, dovrebbe investire seriamente in innovazione e risorse mirate, mettendo a disposizione il proprio capitale per un reale sviluppo del settore.
Un esempio lampante di questa inerzia politica è la crisi istituzionale che ha bloccato l’aggiornamento del piano triennale strategico per il turismo. Un’occasione persa, secondo la Filcams CGIL, che avrebbe potuto rappresentare uno strumento fondamentale per affrontare le carenze del settore e rilanciare il turismo in maniera seria e strutturale, al di là di slogan e promesse elettorali.
La stagione turistica in Calabria, quindi, si svela come un termometro delle difficoltà che affliggono il Paese. Una situazione che dimostra come sia necessario un cambio di rotta deciso, che metta al centro non solo la crescita economica, ma anche la dignità e la sicurezza dei lavoratori.



