Da venerdì scorso, oltre 70 famiglie della zona stazione di Vibo-Pizzo si trovano senza acqua.
Secondo il Gruppo Consiliare Cuore Vibonese, circa 200 cittadini, tra cui bambini e persone allettate, sono impossibilitati a lavarsi, cucinare o garantire l’igiene personale, in pieno contrasto con i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione.
La soluzione tecnica per ripristinare l’erogazione sarebbe semplice: aprire le saracinesche. Tuttavia, il Comune e Sorical continuano a rimpallarsi le responsabilità, impedendo qualsiasi intervento concreto.
La stazione ferroviaria e il simbolo del degrado
Anche la stazione ferroviaria è rimasta senz’acqua, con i bagni chiusi, creando un biglietto da visita indecoroso per chi arriva in città. Gli operai pronti a intervenire si sono fermati perché nessuno ha deciso chi dovesse autorizzare le operazioni. Per il Gruppo Cuore Vibonese, questo rappresenta un teatrino grottesco che umilia l’intera comunità.
Politica locale sotto accusa
Secondo i consiglieri, la giunta comunale sembra più impegnata nelle prossime elezioni regionali che a risolvere il problema. “Il sindaco intende paralizzare l’attività amministrativa per due mesi?”, scrivono. Se gli assessori vogliono correre alle regionali, dovrebbero essere revocati dalle loro funzioni, altrimenti la città resterà bloccata da una giunta distratta e inadeguata.
Una violazione dei diritti fondamentali
Il Gruppo Consiliare Cuore Vibonese definisce la situazione come interruzione di pubblico servizio, gravissima e inaccettabile. Comune e Sorical stanno negando un diritto fondamentale, trattando l’acqua come un lusso da concedere o negare a piacimento. “A Vibo oggi il diritto all’acqua è solo un miraggio”, concludono i consiglieri.



