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Violenza digitale sulle donne, l’allarme della Provincia di Catanzaro: “Servono norme più severe e stop all’anonimato online”

La Consigliera di Parità della Provincia di Catanzaro, Elena Morano Cinque, insieme alla presidente della Commissione Pari Opportunità, Donatella So, interviene con fermezza sui casi di violenza digitale emersi nelle ultime settimane, denunciando la gravità del fenomeno e sollecitando un intervento normativo nazionale e internazionale.

“Il caso del gruppo Facebook Mia moglie e quello del forum Phica.it, dove venivano condivise immagini intime di donne inconsapevoli, non può essere derubricato a un semplice ‘uso distorto della rete’. È violenza sulle donne!”, sottolineano le rappresentanti degli organismi di parità.

Una violenza subdola e permanente

Secondo la nota, la condivisione non consensuale di foto e video intimi costituisce una forma di reato che rientra nella violenza psicologica, capace di limitare la libertà personale e compromettere la dignità delle donne. “È una violenza che non si cancella e lascia cicatrici profonde”, evidenziano Morano Cinque e So.

Le due esponenti sottolineano come la mancanza di controlli e l’anonimato alimentino un senso di impunità generale, favorendo la nascita e la diffusione di reti organizzate di gruppi digitali in cui la violenza si perpetua quotidianamente.

“Basta silenzi e complicità”

Le istituzioni calabresi chiedono un impegno immediato sia alle autorità che alle piattaforme digitali. L’obiettivo è duplice: rafforzare i sistemi di controllo, impedendo l’anonimato online, e garantire la rimozione rapida e definitiva dei contenuti lesivi. “Nessuno intende demonizzare i social media, ma la realtà è che moltissimi utenti vengono abusati e usati nell’indifferenza generale. Basta silenzio e tolleranza: sono forme di complicità”, denunciano.

Educazione e pari opportunità

Infine, la Consigliera di Parità e la Commissione Pari Opportunità ribadiscono il proprio impegno in campagne di educazione digitale e sensibilizzazione al rispetto delle differenze di genere. “Speriamo che le istituzioni decidano finalmente di investire di più, anche economicamente, sulla diffusione della cultura delle Pari Opportunità, senza relegarla al mero volontariato”, concludono.