Un fatto che sembra uscito da una commedia, ma che si è svolto in una vera sala operatoria, ha riacceso il dibattito sull’etica medica.
Il protagonista della vicenda è il dottor Suhail Anjum, un anestesista del Tameside Hospital di Greater Manchester, che nel settembre 2023 ha lasciato un paziente sotto anestesia per circa otto minuti per avere un incontro intimo con un’infermiera.
L’accaduto è emerso nel corso dell’udienza in cui il medico, attualmente tornato a lavorare in Pakistan, ha richiesto di poter esercitare nuovamente la professione nel Regno Unito. Il dottor Anjum ha ammesso le proprie responsabilità, definendo il suo comportamento “indifendibile” e “disonorevole”, come riportato dalla BBC.
Ha giustificato la sua azione, spiegando di aver attraversato un periodo di forte stress dovuto a problemi personali e alla nascita prematura della figlia, e di aver sentito il bisogno di una “pausa di sollievo”.
Nonostante il paziente, per fortuna, non abbia subito conseguenze negative, la questione solleva interrogativi sulla condotta professionale e sulla fiducia che i pazienti ripongono nei medici. L’episodio sottolinea l’importanza di affrontare il tema della salute mentale e dello stress nel personale sanitario, ma soprattutto, pone in luce la gravità di un comportamento che ha messo a rischio la vita di una persona, anche se per un breve lasso di tempo.
La vicenda si è conclusa con il ritorno del medico in Pakistan, ma la sua richiesta di rientrare nel Regno Unito solleva il dilemma tra la possibilità di concedere una seconda chance e la necessità di tutelare la sicurezza dei pazienti e l’integrità della professione medica.



