La Calabria si trova in una situazione critica per quanto riguarda l’implementazione delle Case della Comunità (CdC), pilastri della nuova sanità territoriale.
A fronte delle 63 strutture previste, soltanto due sono state dichiarate attive con almeno un servizio funzionante. Questo è il dato che emerge con forza dal monitoraggio dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) relativo al primo semestre 2025.
Il report, pubblicato sul sito dell’Agenzia, evidenzia che in Calabria, su un totale di 63 CdC programmate, solo due sono state dichiarate con almeno un servizio operativo. Un numero che rappresenta appena il 3% delle strutture complessive, lasciando la regione in una posizione di netto ritardo rispetto agli obiettivi nazionali.
Lo stato dell’arte a livello nazionale e l’allarme personale
La situazione calabrese riflette in parte un problema più ampio, ma con una gravità particolare. A livello nazionale, il quadro non è roseo: su 1.723 Case della Comunità previste, solo 660 risultano attive con almeno un servizio. Ma la Calabria si distingue in negativo per la sua percentuale di realizzazione quasi irrisoria.
Il monitoraggio Agenas rivela anche dettagli preoccupanti sulle due CdC calabresi attive. Entrambe le strutture, pur essendo “assimilabili” alle Case della Comunità, presentano un quadro incompleto: due strutture hanno una presenza medica dichiarata attiva; due strutture hanno tutti i servizi obbligatori dichiarati attivi, ma sono prive della presenza medica e infermieristica.
Questa discrepanza ha spinto Agenas a sollevare un allarme specifico riguardo alla carenza di personale, un ostacolo che frena l’effettiva operatività delle strutture e la capacità di erogare servizi essenziali alla popolazione.
Ritardi e incertezze
Il dato del monitoraggio conferma i ritardi e le incertezze che da tempo caratterizzano il percorso della sanità territoriale in Calabria. La mancata attivazione delle Case della Comunità rappresenta un serio problema per i cittadini, che restano privi di un punto di riferimento per l’assistenza di prossimità, con il rischio di un ulteriore sovraccarico per gli ospedali.
Il PNRR ha stanziato fondi ingenti per modernizzare la sanità, ma i dati di Agenas mostrano che, almeno per la Calabria, la strada è ancora lunga e in salita.



