Il settore turistico italiano ha segnato nel 2024 un significativo ritorno ai livelli pre-pandemici, superando la soglia del 2019 con un robusto aumento del 7% nelle presenze complessive, raggiungendo i 466 milioni.
La crescita è trainata principalmente dai visitatori stranieri (+15%), a fronte di una leggera flessione del turismo domestico (-2%).
Tuttavia, come evidenziato dall’indagine del Centro Studi del Touring Club Italiano “Il turismo nelle province italiane: un’analisi di domanda e offerta”, questo scenario nazionale presenta notevoli disparità territoriali, con la Calabria che mostra dinamiche interessanti e specifiche, in particolare per quanto riguarda la provenienza dei flussi turistici.
Il ruolo del turismo domestico
Mentre a livello nazionale il turismo estero ha conquistato la maggioranza delle presenze totali (54%), con picchi notevoli nelle grandi città d’arte come Roma e Venezia (entrambe oltre il 70%) e nei laghi del Nord, la Calabria si distingue come una delle regioni in cui la componente domestica resta predominante.
Le province calabresi, insieme a Campobasso, si collocano in testa alla classifica per la più alta incidenza di visitatori italiani:
- Cosenza: 90% di presenze domestiche.
- Crotone: 91% di presenze domestiche.
- Vibo Valentia: i dati specifici non sono riportati, ma la provincia si allinea alla tendenza regionale.
Questi numeri sottolineano la forte attrattività della regione per i viaggiatori italiani, forse anche per la presenza di grandi comunità di italiani all’estero che tornano per le vacanze o di flussi legati alla riscoperta dei territori nazionali post-pandemia.
Durata del soggiorno e vocazione balneare
Un altro dato che mette in luce la specificità dell’offerta calabrese è quello relativo alla permanenza media. La media nazionale si attesta sulle 3,3 notti, ma le province con una spiccata vocazione balneare superano significativamente questa cifra.
Insieme a Teramo, le province di Vibo Valentia e Crotone si segnalano per una permanenza media che supera le 5 notti. Questa durata prolungata dei soggiorni è tipica delle destinazioni di mare, dove i turisti tendono a fermarsi per periodi più lunghi rispetto alle città d’arte o alle mete di city break.
Il contesto nazionale e le province calabresi
In termini di volumi assoluti, nessuna delle province calabresi rientra nella top ten italiana, che da sola concentra il 50% delle presenze totali e vede Roma (47,2 milioni) e Venezia (38,8 milioni) ai primi posti. Al contrario, il focus sui numeri pone la provincia di Isernia all’estremo opposto, con meno di 80 mila presenze.
Nonostante le province calabresi non registrino i tassi di crescita eccezionali osservati in alcune città metropolitane come Bologna (+115%) o Bari (+109%), probabilmente a causa della loro vocazione più legata al turismo di massa estivo piuttosto che agli hub urbani e di affari in forte espansione, la permanenza media elevata e la solida base domestica costituiscono un punto di forza.
La riduzione della stagionalità dei flussi turistici, con il periodo giugno-agosto che scende al 46% delle presenze totali (contro il 52% dei primi anni 2000), suggerisce inoltre opportunità per la Calabria di estendere la propria offerta turistica anche ai mesi “di spalla”, capitalizzando sulla sua ricchezza paesaggistica e culturale al di fuori della stagione balneare.
Extralberghiero e futuro del turismo in Calabria
Il trend di crescita dell’extralberghiero, che a livello nazionale è cresciuto del +17% sul 2019 e rappresenta il 39% delle presenze, è un elemento da monitorare anche in Calabria. L’espansione di questo settore nelle province meridionali come Bari e Catania, con un notevole aumento dei posti letto, indica una direzione che anche il turismo calabrese potrebbe seguire per diversificare l’offerta e rispondere alle nuove esigenze dei viaggiatori.
La sfida per la Calabria, in conclusione, è quella di sfruttare la sua forte e fedele base turistica domestica e la sua capacità di attrarre soggiorni prolungati, lavorando al contempo per attrarre maggiori flussi stranieri e intercettare la crescita del comparto extralberghiero e la destagionalizzazione.



