Gli adolescenti in difficoltà stanno sempre più sostituendo la ricerca di un adulto con l’Intelligenza Artificiale (IA) come interlocutore emotivo e confidente.
Questo fenomeno, in rapida diffusione, non evidenzia primariamente un problema legato all’IA stessa, ma piuttosto un “vuoto umano” e il conseguente venir meno della “filiera dell’ascolto” all’interno della società, dalle famiglie alle istituzioni.
L’IA come “sportello d’ascolto omertoso”
La pedagogista Teresa Pia Renzo ha sollevato l’allarme su questa tendenza, sottolineando che l’IA offre ai giovani un “rifugio asettico” e un “luogo omertoso” in cui porre domande senza il timore del giudizio, dello sguardo o dell’etichettamento.
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Molti ragazzi evitano gli sportelli psicologici tradizionali a scuola per paura di essere visti o giudicati.
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Con l’IA, questo problema scompare: la conversazione è segreta, cancellabile e protetta.
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L’IA sta sopperendo alla carenza degli adulti nel garantire ascolto senza imbarazzo, presenza senza controllo e risposta immediata senza sguardo. Questa assenza di elementi emotivi e relazionali è proprio ciò che la rende, paradossalmente, potentissima e pericolosa come sostituto umano.
I paradossi della pedagogia digitale
La situazione è aggravata dalle contraddizioni evidenti a livello normativo e didattico:
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Esiste una nota ministeriale che vieta l’uso dei cellulari a scuola, ma contemporaneamente si propone di utilizzare l’IA per la didattica.
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Secondo la Renzo, si crea un vero e proprio cortocircuito educativo: si toglie lo smartphone per poi reintrodurre, dalla finestra, uno strumento ancora più potente, invasivo e dipendente come l’Intelligenza Artificiale.
La necessità di una governance e di adulti competenti
La pedagogista chiarisce che l’algoritmo non è il nemico, ma lo è l’assenza di adulti pronti a gestirlo. La causa del problema è che gli adulti “non presidiano più i luoghi dell’ascolto”.
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L’IA è vista come una risorsa enorme per la disabilità, la personalizzazione didattica e il contrasto alla dispersione scolastica. È uno strumento straordinario.
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Tuttavia, uno strumento potente senza adulti competenti è un’arma spuntata.
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Se l’IA entra nella scuola prima che gli adulti siano formati, si rischia di “spegnere le competenze naturali dei bambini”, come la memoria, la fantasia, la logica e la capacità di immaginare. L’IA non deve sostituire ciò che solo un essere umano può sviluppare.
Per questo motivo, la Renzo invoca l’urgenza di una “legge pedagogica” e di un “governo della pedagogia digitale” che stabilisca un quadro chiaro di responsabilità, limiti, tempi e ruoli. In assenza di una governance decisa, infatti, sarà il mercato a governare l’uso dell’Intelligenza Artificiale nella crescita dei giovani.



