Un emendamento alla Manovra (il 69.0.25), a firma di Michaela Biancofiore di Noi Moderati, mira a rivoluzionare il quadro della responsabilità civile in ambito sanitario, con il potenziale effetto di scaricare il peso principale del risarcimento danni direttamente sui medici, aggirando le strutture sanitarie.
Secondo il testo proposto:
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Il professionista sanitario (medico, infermiere, ecc.) che causa un danno al paziente nell’esercizio della sua attività all’interno di una struttura (pubblica o privata) risponde in via principale a titolo di responsabilità contrattuale.
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Le strutture sanitarie (ospedali, cliniche, ecc.) vedrebbero la loro responsabilità diventare sussidiaria e limitata a pochi casi marginali. Le strutture sarebbero chiamate a rispondere solo se:
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Non hanno garantito una adeguata organizzazione del servizio.
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Non hanno fornito al personale dispositivi e attrezzature idonei.
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Non dispongono delle autorizzazioni necessarie all’esercizio.
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Inoltre, anche in questi limitati casi di responsabilità della struttura, verrebbe mantenuta la possibilità di rivalsa sul medico.
La durissima critica della Fnomceo: un salto indietro di anni
La FNOMCEO (Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri) ha espresso una ferma opposizione all’emendamento, chiedendone il ritiro immediato.
Il presidente della Federazione, Filippo Anelli, ha sottolineato come la modifica cancellerebbe di fatto la legislazione degli ultimi dieci anni, riportando la materia a prima della Legge Gelli-Bianco del 2017.
La Legge Gelli-Bianco aveva stabilito che:
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La responsabilità civile del personale sanitario (medici) è di natura extracontrattuale e limitata ai casi di sola colpa grave.
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La responsabilità delle strutture sanitarie è contrattuale (più facile da dimostrare per il paziente e con un termine di prescrizione più lungo).
L’emendamento Biancofiore, invece, riporterebbe la responsabilità del medico a essere contrattuale e principale, mentre quella della struttura diventerebbe sussidiaria.
Anelli definisce la situazione un “paradosso”: mentre il Governo si impegna su misure come lo scudo penale per dare serenità ai medici, con questo emendamento si renderebbe il professionista sanitario il principale bersaglio delle richieste di risarcimento, sollevando di fatto le strutture.
La FNOMCEO lancia un monito drammatico: se l’emendamento non venisse ritirato, si rischierebbe una fuga in massa dei medici e del personale sanitario verso altri Paesi, trasformando le strutture italiane in “cattedrali nel deserto”.
L’emendamento, segnalato come prioritario, rappresenta dunque un punto di forte frizione e preoccupazione per la categoria medica, che vede nella sua approvazione un grave peggioramento delle condizioni professionali e un passo indietro nel sistema di tutela e responsabilità in sanità.



