Il capogruppo di Tridico Presidente, Enzo Bruno, ha aspramente criticato l’operato della maggioranza di centrodestra in Consiglio regionale, definendo la recente seduta come una “prova di forza e di arroganza”.
Secondo Bruno, l’esultanza per il risultato elettorale starebbe accecando la maggioranza, portandola a “piegare le istituzioni ai propri interessi di potere” e a sacrificare sia le istanze dei cittadini calabresi sia le prerogative dell’assemblea legislativa.
In un contesto in cui la Calabria è alle prese con emergenze strutturali come la crisi della sanità e la necessità di mettere in sicurezza fiumi e torrenti a rischio frane ed esondazioni, la priorità della maggioranza sarebbe invece quella di “aumentare il numero delle poltrone per pagare cambiali elettorali e mantenere equilibri interni alla coalizione di governo”.
Giunta regionale ampliata: 3,5 milioni di euro per nuove figure
Il punto centrale della contestazione di Bruno riguarda l’ampliamento della Giunta regionale. Il provvedimento prevede l’aumento degli assessori da sette a nove e l’introduzione di due figure di sottosegretario.
Nel suo intervento in Aula, Bruno ha quantificato il costo di questa manovra come un “aggravio pesantissimo per le casse pubbliche”. Il costo complessivo stimato ammonterebbe a circa 3.500.000 euro, risorse che, a suo dire, andrebbero destinate al dissesto idrogeologico, alla messa in sicurezza di fiumi, torrenti e fossi, invece che al mantenimento del sistema di potere della maggioranza.
Modifica dello Statuto e abolizione del referendum: vizio d’origine giuridica
La denuncia del consigliere si estende alle modalità con cui è stata attuata questa operazione. Per rendere possibile l’ampliamento, la maggioranza avrebbe modificato la legge che disciplina la Giunta, introducendo le nuove figure e intervenendo, di fatto, su parti sostanziali dello Statuto regionale.
Tale scelta, secondo Bruno, avrebbe richiesto la possibilità per i cittadini di esprimersi tramite referendum, come previsto dalla normativa. Tuttavia, per evitare questo passaggio democratico, la maggioranza avrebbe approvato una seconda legge mirata proprio a eliminare l’opzione del referendum sulle modifiche parziali dello Statuto, anche quando queste sono sostanziali.
Bruno ha richiamato in Aula il giudizio del costituzionalista Guerino D’Ignazio, il quale ritiene l’operazione di dubbia legittimità. Il principio di diritto pubblico pari rango, pari procedimento implicherebbe che “uno Statuto approvato con procedura aggravata non può essere modificato con modalità più leggere”. Questo, sottolinea Bruno, espone la manovra a un doppio rischio: l’impugnazione da parte del Governo e il potenziale vizio d’origine per ogni futura modifica approvata con questa procedura, contestabile davanti alla Corte costituzionale.
La richiesta: destinare le risorse alla sicurezza del territorio
Il consigliere ha concluso il suo intervento chiedendo che i 3.500.000 euro non vengano “bruciati per mantenere equilibri interni alla coalizione” ma siano dirottati verso un piano straordinario per la messa in sicurezza del territorio.
“Non solo si aumentano assessori e sottosegretari – afferma il consigliere – ma lo si fa modificando le regole del gioco, piegando lo Statuto alle esigenze della maggioranza e impedendo ai cittadini di pronunciarsi. Una deriva pericolosa che rafforza un Presidente già ipertrofico e riduce il Consiglio regionale a mera cinghia di trasmissione”.
La battaglia politica contro queste manovre, ha assicurato Bruno, continuerà in ogni sede possibile per difendere le istituzioni, la trasparenza e il diritto dei cittadini. La Calabria, ha concluso, non ha bisogno di poltrone ma di protezione e infrastrutture.



