La violenza sulle donne, specialmente in Calabria e in tutto il Mezzogiorno, si manifesta in modo preponderante all’interno dell’ambiente domestico. È un paradosso doloroso: la violenza viene perpetrata proprio da chi dichiara di amare la vittima, minando non solo l’incolumità fisica, ma anche la sicurezza e la stabilità psicologica delle donne.
Di fronte a un’era dominata dall’Intelligenza Artificiale e dal progresso tecnologico, sorge la domanda se una Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne sia ancora necessaria. La risposta, purtroppo, è che non solo è necessaria, ma rappresenta una vera e propria urgenza dettata dai dati.
I dati Istat: un quadro allarmante
L’analisi dei dati Istat evidenzia un quadro particolarmente critico nel Sud Italia. La violenza domestica è più diffusa rispetto alla media nazionale. Inoltre, si registra una preoccupante crescita degli episodi di violenza perpetrati dagli ex partner e una maggiore pervasività della violenza psicologica.
In questo contesto, fattori socio-economici e culturali del Meridione tendono ad amplificare la difficoltà delle vittime di uscire dalla spirale degli abusi. La combinazione di una maggiore incidenza della violenza con un contesto che ostacola l’autonomia e la denuncia rende la situazione strutturalmente più complessa.
L’appello alle istituzioni: le quattro P di Istanbul
Per affrontare efficacemente questa emergenza, è fondamentale l’adozione rigorosa e congiunta delle Quattro P previste dalla Convenzione di Istanbul:
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Prevenire: Agire sulle cause profonde e sulla sensibilizzazione.
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Proteggere: Garantire supporto e sicurezza alle vittime.
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Punire: Assicurare pene adeguate ai responsabili.
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Politiche Integrate: Coordinare gli sforzi a livello istituzionale.
È cruciale che le istituzioni agiscano congiuntamente, in stretta collaborazione con comparti essenziali come la Sanità, l’Istruzione e la Giustizia. Solo attraverso politiche e misure coordinate a tutti i livelli di governo sarà possibile affrontare il problema in modo sinergico e completo.
Il nodo del sommerso e l’importanza della rete
Per arginare il fenomeno e invertire i numeri drammatici, la priorità è la creazione di una rete solida e costante di supporto attorno alle vittime. È essenziale che le istituzioni, le Forze dell’Ordine e tutti gli attori coinvolti facciano sentire la loro presenza, costruendo un ambiente di fiducia che incoraggi la denuncia.
Il sommerso rimane infatti il grande ostacolo. Nel Sud Italia, solo una minoranza delle vittime denuncia gli abusi, il che significa che alle già importanti percentuali registrate dall’Istat va aggiunto un vasto “sottobosco” di violenze totalmente sconosciute e non quantificate.
La necessaria rivoluzione culturale
In tale ottica, l’attività di prevenzione assume un’importanza capitale. È indispensabile insistere sulla sensibilizzazione e la formazione delle future generazioni, portando il dibattito sulla violenza di genere all’interno delle scuole.
I dati dimostrano inequivocabilmente che il problema è tutt’altro che risolto o superato. È responsabilità di tutti, a vari livelli, farsi promotori di una rivoluzione culturale. Il vero cambiamento e il superamento definitivo di questo fenomeno drammatico possono partire soltanto dalla testa e dalla mentalità della collettività.



