HomeAttualitàL'allarme della CGIL: il Ponte sullo...

L’allarme della CGIL: il Ponte sullo Stretto minaccia l’economia di Gioia Tauro

Il dibattito sul Ponte sullo Stretto di Messina si accende con una decisa presa di posizione da parte della Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL).

Secondo quanto dichiarato dal segretario confederale Gino Giove, l’imponente opera non solo non risolverebbe i problemi del Mezzogiorno, ma rischierebbe al contrario di aggravarli, minacciando l’esistenza del porto di Gioia Tauro, considerato l’hub marittimo più strategico del Mediterraneo.

I sindacati paventano danni ingenti all’economia calabrese e siciliana, che si andrebbero a sommare a un costo dell’opera già stimato come “senza fondo”. La CGIL denuncia che il progetto, privo di un piano esecutivo, servirebbe unicamente ad “alimentare la propaganda del ministro Salvini”, annunciando per sabato 29 novembre una manifestazione nazionale a Messina sotto lo slogan “No Ponte”.

Impatto devastante sul traffico marittimo e sulla logistica

L’analisi condotta dal dipartimento Politiche delle reti, delle infrastrutture e dei trasporti della CGIL nazionale mette in luce un potenziale impatto catastrofico sul traffico marittimo. Le stime indicano che nel tratto di mare interessato transitano mensilmente dalle due alle quattro navi car carrier dirette a Gioia Tauro e due navi portacontainer a settimana, tutte con altezze superiori a 65 metri. A queste si aggiungono le portacontainer, le car carrier dirette ai porti del Tirreno e il consistente traffico crocieristico.

Qualora il Ponte venisse costruito, le navi con altezza superiore non potrebbero più attraversare lo Stretto, causando una perdita stimata tra i 20.000 e i 30.000 container a settimana. Questa interruzione avrebbe un effetto devastante e potenzialmente irreversibile sull’economia del porto di Gioia Tauro e sull’intero sistema logistico della Calabria, proprio in un momento in cui gli investimenti globali sono focalizzati sulle rotte marine.

Viene infatti sottolineato che tali navi non circumnavigherebbero la Sicilia per raggiungere Gioia Tauro. L’aumento dei costi del carburante, il tempo aggiuntivo e le rotte commerciali già consolidate dirottarebbero il traffico altrove, con il porto di Malta in prima linea come beneficiario.

Perdita di posti di lavoro e silenzio istituzionale

Oltre al rischio per l’hub portuale, la CGIL mette in evidenza la probabile e progressiva scomparsa del servizio di traghettamento nello Stretto in caso di costruzione del Ponte. Questo comporterebbe la perdita di circa 2.500 posti di lavoro attualmente garantiti dal sistema, inclusi marittimi, addetti alla logistica, personale portuale, amministrativo e servizi collegati. Una ferita occupazionale che colpirebbe duramente intere comunità locali.

In questo contesto, la Confederazione denuncia il “silenzio assordante” del Governatore della Calabria, accusando che il porto di Gioia Tauro, fondamentale per il Prodotto Interno Lordo (PIL) regionale, rischierebbe di essere “sacrificato sull’altare della propaganda”.

Costi non credibili e priorità dimenticate

Gino Giove ha inoltre sollevato forti dubbi sulla sostenibilità finanziaria dell’opera. I 14 miliardi di euro inizialmente stimati non sono ritenuti credibili, e in assenza di un progetto esecutivo, di un’analisi tecnica e di un piano di sostenibilità, con i primi costi già in aumento, si prevede che la cifra supererà i 20 miliardi di euro.

La CGIL critica aspramente questa cifra sproporzionata, che starebbe prosciugando le risorse destinate ad altre infrastrutture cruciali per Sicilia e Calabria. Le priorità del Mezzogiorno, secondo il sindacato, dovrebbero essere:

  • Strade sicure e moderne.

  • Ferrovie veloci e interconnesse.

  • Reti idriche efficienti per la crisi idrica cronica.

  • Manutenzioni e ammodernamento di scuole e ospedali.

  • Mobilità sostenibile.

Queste opere diffuse, secondo la CGIL, genererebbero occupazione reale, diffusa, qualificata e duratura, a differenza di un’opera monumentale che rischia di rimanere incompiuta, divorando risorse pubbliche e devastando il territorio. Per tutte queste ragioni, la CGIL conferma la sua presenza a Messina per difendere “il lavoro vero, il territorio, il mare e il porto”.