In occasione della Giornata internazionale dei Diritti Umani, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) ha lanciato un monito al Paese, sottolineando come in Italia i diritti fondamentali non siano apertamente negati, ma stiano subendo un progressivo indebolimento nella quotidianità.
Questo fenomeno riduce la sostanza dei diritti universali, rendendone l’accesso sempre più dipendente da fattori come il reddito o la competenza tecnologica.
La povertà diffusa e stratificata
Il CNDDU evidenzia che la povertà ha assunto molteplici forme, diventando un fenomeno diffuso, stratificato e spesso invisibile:
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Povertà economica e abitativa: I dati della Comunità di Sant’Egidio mostrano quasi 6 milioni di persone in povertà assoluta, di cui oltre 1 milione di minori. L’aumento degli affitti e gli sfratti per morosità stanno creando un grave disagio abitativo, aggravato dalla presenza di migliaia di alloggi popolari inutilizzati.
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Povertà sanitaria: Nel 2024, oltre mezzo milione di persone non ha potuto permettersi farmaci e cure non coperte dal Servizio sanitario nazionale, inclusi quasi 146.000 minori. Molti cittadini rinunciano a visite ed esami a causa di motivi economici o di liste d’attesa troppo lunghe. Il diritto alla salute è compromesso quando le cure diventano un privilegio.
La sfida della povertà digitale
Accanto alle forme materiali di deprivazione, emerge con forza la povertà digitale, definita una barriera sempre più determinante. In una società dove il digitale è diventato infrastruttura essenziale per l’accesso a sanità, welfare, scuola, lavoro e partecipazione democratica, la mancanza di competenze digitali comporta esclusione.
La povertà digitale non è solo assenza di dispositivi, ma anche mancanza di accompagnamento, alfabetizzazione critica e consapevolezza. Colpisce in particolare famiglie fragili, anziani, minori e persone con background migratorio. Trasformare il digitale da elemento di esclusione a strumento di inclusione è considerato cruciale per la tenuta dei diritti umani.
L’emigrazione giovanile come ferita per il Paese
Un altro aspetto critico è l’emigrazione giovanile, considerata una ferita che intacca il futuro dell’Italia. Dal 2011, oltre 630.000 giovani hanno lasciato il Paese, con i laureati che costituiscono più del 40% degli emigrati.
Il CNDDU definisce questo esodo come una “selezione al contrario” che priva il Paese di energie e competenze. La causa di questa scelta non è solo l’attrazione per l’estero, ma soprattutto la mancanza di dignità in patria: salari insufficienti, precarietà cronica, costo della vita insostenibile e assenza di prospettive credibili. Se il diritto di partire è sancito, ciò che viene sempre più negato è il diritto di restare mantenendo la propria dignità.
Educare ai diritti per renderli reali
Di fronte a queste contraddizioni, che i docenti di Diritti Umani riscontrano quotidianamente nelle scuole e nelle università, educare ai diritti significa fornire strumenti per leggere la realtà, collegare le diverse forme di povertà e comprendere che i diritti sono condizioni concrete di vita, non semplici astrazioni giuridiche.
In questa ottica, il CNDDU rilancia la terza edizione dell’Albero dei Diritti Umani, un’iniziativa pedagogica che invita scuole e studenti a riflettere sui diritti negati. L’iniziativa mira a trasformare le aule in spazi di consapevolezza e partecipazione attiva, dove ogni discussione sui diritti diventa una radice e ogni azione di cittadinanza una foglia che guarda al futuro.
In conclusione, la Giornata internazionale dei Diritti Umani richiede coerenza e scelte capaci di tenere insieme giustizia sociale, salute, innovazione, inclusione e dignità del lavoro. Una società non è più giusta perché parla di diritti, ma perché li rende reali, evitando di lasciare indietro i più fragili, di costringere i giovani all’esilio e di permettere che fattori come il digitale o la povertà decidano il futuro delle persone.



