Il monitoraggio del sistema sanitario nazionale relativo al 2023 scatta una fotografia impietosa di un Paese diviso in due, dove il diritto alla salute sembra dipendere sempre più dal codice postale di residenza.
I dati dell’ultimo anno disponibile rivelano che ben otto Regioni non sono risultate adempienti ai Livelli essenziali di assistenza (Lea), mancando la soglia minima di 60 punti in almeno una delle tre macro-aree chiave: prevenzione, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera.
Mentre il Veneto e la Toscana si confermano eccellenze nazionali superando i 280 punti totali, il Mezzogiorno arranca sensibilmente. La media nazionale si attesta a 226 punti su 300, ma diverse realtà del Sud non riescono nemmeno a raggiungere quota 200, evidenziando una frattura strutturale che mette a rischio l’equità del sistema universalistico italiano.
L’autonomia differenziata nel mirino della Fondazione Gimbe
Le criticità del sistema sono state portate all’attenzione della Commissione Affari costituzionali del Senato da Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. Durante l’audizione sul DDL per la determinazione dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep), Cartabellotta ha lanciato un monito severo sulla direzione intrapresa dall’esecutivo.
Il presidente di Gimbe ha denunciato con fermezza la sovrapposizione tra Lep e Lea operata dal Governo, affermando che questa manovra servirebbe a facilitare il passaggio verso l’autonomia regionale a discapito della coesione nazionale. “La scelta del Governo di equipararli, forzando l’interpretazione di una sentenza della Corte Costituzionale, ha il chiaro obiettivo di accelerare l’attuazione dell’autonomia differenziata, destinata ancor più ad essere un moltiplicatore di diseguaglianze”, ha dichiarato Cartabellotta davanti ai senatori. Secondo la Fondazione, i due parametri non coincidono né sul piano normativo né su quello sostanziale, e la loro equiparazione rischia di istituzionalizzare i divari già esistenti.
Il declino dei servizi in Calabria
Tra le regioni in maggiore sofferenza spicca la Calabria, che nel 2023 ha totalizzato appena 177 punti complessivi, restando ben distante dalla sufficienza nazionale. L’analisi del Nuovo sistema di garanzia mostra deficit pesanti in ogni comparto, rendendo la Regione inadempiente agli occhi del monitoraggio ministeriale.
Il distacco rispetto alle zone più virtuose del Paese è abissale. Se nella prevenzione collettiva la Calabria ottiene 68 punti, ne perde ben 30 rispetto ai primatisti del Veneto e di Trento. Il dato più critico riguarda però l’assistenza distrettuale, dove il punteggio si ferma a 40, segnando un divario di 56 punti rispetto alle performance venete. Anche sul fronte ospedaliero la situazione rimane complessa, con 69 punti che confermano le difficoltà croniche di un territorio che fatica a garantire i servizi minimi necessari alla popolazione.



