Una flebo fissata al muro con del nastro adesivo, una parete scrostata, l’essenziale ridotto all’improvvisazione. È questa l’immagine che la giornalista calabrese Tiziana Barillà, di Reggio Calabria, ha scelto di pubblicare sui social per raccontare, senza filtri, una condizione che va ben oltre lo scatto fotografico. Uno scatto che diventa atto politico, denuncia civile e testimonianza diretta di ciò che accade quotidianamente nel pronto soccorso degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria.
L’encomio al personale sanitario
Nel suo post, Barillà chiarisce subito il senso della foto: non è un’accusa al personale sanitario, ma al contrario un encomio. «Questa immagine vuole essere un encomio al personale del pronto soccorso – scrive – che devono inventarsi di tutto per assistere i pazienti e lo fanno con il sorriso, nonostante tutto». Medici, infermieri e operatori sono costretti a supplire con creatività e umanità alle carenze strutturali di un sistema che li abbandona, continuando a garantire cure e dignità a chi soffre.
La critica alla classe dirigente
La parte più dura del messaggio arriva subito dopo, ed è una “invettiva muta”, come la definisce la stessa giornalista, perché «le parole sono finite». Il bersaglio è uno Stato assente e una classe dirigente accusata di venire al Sud solo per scopi elettorali o vantaggi personali. La denuncia si fa amara constatazione: mentre si racconta una Calabria fatta di slogan sul turismo e grandi promesse come il Ponte sullo Stretto, la realtà quotidiana di chi necessita di cure è fatta di espedienti e sofferenza.
La distanza tra narrazione e realtà
Quella flebo appesa al muro diventa così il simbolo di una distanza profonda tra la narrazione ufficiale e la vita reale. Mostra cosa significhi oggi vivere la sanità pubblica nel Mezzogiorno: arrangiarsi, resistere e affidarsi esclusivamente alla professionalità di chi lavora in corsia, mentre le istituzioni sembrano guardare altrove. L’immagine cruda di quella parete evidenzia il prezzo altissimo pagato da pazienti e operatori per decenni di scelte politiche discutibili.
Una richiesta di dignità e rispetto
Il post di Tiziana Barillà ha colpito l’opinione pubblica perché non indulge nello spettacolo dell’indignazione, ma lascia parlare i fatti. È una denuncia che chiede attenzione, rispetto e responsabilità. Dietro quella parete scrostata non c’è solo un problema logistico, ma un Sud che troppo spesso viene raccontato nelle passerelle istituzionali ma che raramente viene ascoltato nei suoi bisogni primari, a partire dal diritto alla salute.



