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Emergenza abitativa in Calabria: sessantamila famiglie a rischio e risposte istituzionali lente

La Calabria si conferma una delle aree più fragili dell’eurozona, dove il diritto all’abitare sta diventando un privilegio per pochi.

Sono circa sessantamila le famiglie che vivono in una condizione di grave precarietà, un dato che si inserisce in un contesto sociale già segnato da stipendi bassi, rincari energetici e rinunce alle cure mediche. La provincia di Cosenza detiene il triste primato regionale, concentrando il 36% delle situazioni critiche.

Il profilo di chi soffre questa crisi è trasversale ma ben definito: giovani under 30, coppie appena formate, famiglie numerose e un numero sempre crescente di immigrati e pensionati con assegni minimi. Nonostante i prezzi degli affitti calabresi siano tra i più bassi d’Italia, il paradosso è evidente: l’ampia disponibilità di immobili non incontra la capacità economica dei cittadini, portando i proprietari a negare i contratti per timore di insolvenza.

Il peso della povertà e il ruolo del terzo settore

I dati forniti da Caritas e Eurostat delineano un quadro di sopravvivenza quotidiana. Secondo l’ultimo report Caritas, una famiglia calabrese su quattro è costretta mensilmente a compiere scelte drastiche su quali spese pagare e quali rimandare. Questa erosione del potere d’acquisto spinge circa 140mila persone, il 7,65% della popolazione regionale, a rivolgersi al Banco Alimentare per i beni di prima necessità.

Nel 2024, Eurostat ha rilevato che il 48,8% dei residenti in Calabria è a rischio povertà o esclusione sociale. Una percentuale che trasforma la gestione della casa in una vera emergenza sociale, aggravata dall’assenza di interventi strutturali da parte dei Comuni, ormai privi di risorse per il sostegno diretto al reddito o alla locazione.

Edilizia pubblica e Piano Casa: le sfide per il futuro

L’edilizia residenziale pubblica rimane uno dei nodi irrisolti della regione. Uil e Uniat Calabria denunciano una paralisi preoccupante: oltre 11mila domande per un alloggio popolare restano inevase. Anche i fondi del Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare (Pinqua) faticano a tradursi in realtà. I sindacati sono stati categorici in merito alla gestione dei 57 progetti finanziati, affermando che la spesa ferma all’8% «evidenzia lentezze amministrative e operative» che il territorio non può più permettersi.

Sullo sfondo resta l’annuncio del Governo relativo a un Piano Casa da 15 miliardi di euro, che promette la creazione di 100mila nuove unità abitative nell’arco di un decennio e il recupero di altrettanti alloggi popolari oggi abbandonati o occupati. L’efficacia di questa manovra dipenderà dai decreti attuativi, che dovranno definire la mappa dei cantieri e, soprattutto, la velocità con cui i fondi arriveranno in una regione dove il tempo delle attese sembra essere scaduto.

Nel frattempo, le risposte immediate restano frammentarie. A novembre è stato attivato un bando regionale da 9 milioni di euro che prevede un bonus una tantum di 300 euro per le famiglie con ISEE inferiore a 17mila euro, una misura definita da molti come un aiuto minimo rispetto a una crisi che richiede riforme strutturali e una rigenerazione profonda del tessuto urbano e sociale calabrese.