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La Primavera del Cinema Italiano scalda i motori: al via la XII edizione a Cosenza

Cosenza si prepara a riabbracciare il grande schermo con la dodicesima edizione de La Primavera del Cinema Italiano – Premio Federico II.

L’attesa manifestazione verrà presentata ufficialmente martedì 27 gennaio, alle ore 10.00, presso la Sala convegni De Cardona della Bcc Mediocrati di Rende. Sarà l’occasione per svelare i dettagli di un programma che, dal 2 al 14 febbraio, animerà il territorio con tredici giorni interamente dedicati alla celebrazione della settima arte.

I protagonisti della presentazione ufficiale

Alla conferenza stampa prenderanno parte figure chiave del panorama culturale e istituzionale calabrese. Interverranno l’ideatore del festival e presidente dell’Anec Calabria Giuseppe Citrigno, il presidente della Fondazione Calabria Film Commission Anton Giulio Grande, la consigliere delegata alla Cultura del Comune di Cosenza Antonietta Cozza e il presidente della Bcc Mediocrati Nicola Paldino. Il tavolo tecnico illustrerà la visione di un’edizione che punta a consolidare il legame tra la produzione cinematografica nazionale e il pubblico locale.

L’omaggio a Battiato e l’apertura del festival

Il sipario si alzerà martedì 2 febbraio alle ore 20.00 presso il Cinema Citrigno di Cosenza. L’apertura è affidata a un evento di grande prestigio: la prima nazionale di “Franco Battiato, il lungo viaggio”. Il biopic, firmato dal regista Renato De Maria e scritto da Monica Rametta, si propone come un’esplorazione intima e profonda della vita e della carriera di uno dei geni più poliedrici della cultura italiana, ripercorrendo le tappe che hanno reso Battiato un’icona senza tempo.

Pippo Delbono e il ricordo di Bobò

Tra gli appuntamenti più attesi figura l’incontro con Pippo Delbono, artista recentemente insignito del Premio Ubu alla carriera. Il regista sarà presente martedì 10 febbraio per presentare il suo ultimo documentario, “Bobò: la voce del silenzio”, realizzato in collaborazione con l’associazione “Falso Movimento”. L’opera racconta la parabola esistenziale di Vincenzo Cannavacciuolo, noto come Bobò, che dopo quarantasei anni trascorsi nel manicomio di Aversa trovò nel 1995 una nuova libertà grazie all’incontro fortuito con Delbono.

In merito al legame indissolubile con l’attore scomparso, Pippo Delbono ha spesso dichiarato: “Bobò non parlava, non leggeva, non scriveva, ma possedeva una saggezza e una presenza scenica che superavano ogni barriera linguistica. Il nostro è stato un viaggio condiviso che ha trasformato il silenzio in una forma di comunicazione universale”.