Un’indagine internazionale di estrema gravità ha squarciato il velo su un sistema di violenze sistematiche contro l’infanzia, portando alla luce la realtà dei “live distant child abuse”: veri e propri abusi sessuali su minori commissionati in tempo reale attraverso la rete. L’operazione, coordinata dalla Procura di Milano e condotta dal Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online (Cncpo) della Polizia Postale, ha portato all’arresto di due persone nelle province di Reggio Calabria e Trento.
Il “catalogo degli orrori” e i buyer dell’abuso
Gli investigatori hanno scoperto una rete strutturata dove bambini e adolescenti, di età compresa tra i 6 e i 14 anni, venivano trattati come merce da catalogo. Il sistema prevedeva dei “buyer” (acquirenti) che, attraverso contatti preventivi e pagamenti elettronici, commissionavano violenze in diretta a degli intermediari, definiti “trafficker” o “vendor”, i quali si trovavano fisicamente accanto alle piccole vittime.
Tecnologia e infiltrazione: come è nata l’indagine
L’inchiesta è il frutto di una complessa attività sotto copertura condotta dagli esperti della Postale di Milano, con il supporto dei centri operativi di Roma, Trento e Reggio Calabria. Fondamentale è stata la cooperazione con Europol e con l’agenzia statunitense Homeland Security. Grazie a sofisticate tecniche di de-anonimizzazione, gli agenti sono riusciti a infiltrarsi nelle comunità protette del dark web, ricostruendo i flussi di denaro che passavano attraverso “money business services” per sfuggire ai controlli finanziari.
Dalle piattaforme asiatiche alle stanze private
Il meccanismo di aggancio iniziava su comuni piattaforme asiatiche per adulti. Qui venivano proposti i “servizi alternativi” che includevano il coinvolgimento di minori. Una volta stabilito il contatto, la trattativa si spostava in stanze virtuali private dove gli abusanti stabilivano modalità e tempi delle violenze, pagando piccole somme di denaro, chiamate “tips”, per assistere e controllare gli abusi via webcam.
Il sospetto del “turismo sessuale”
Oltre agli arresti, altre quattro persone tra i 47 e i 57 anni (residenti a Roma, Latina, Brescia e Milano) sono state denunciate. Al momento, i dispositivi informatici sequestrati sono al vaglio degli inquirenti per identificare ulteriori responsabili e vittime, spesso provenienti da contesti di estrema vulnerabilità. Un ulteriore filone d’indagine riguarda i viaggi compiuti da alcuni indagati verso il sud-est asiatico: il sospetto terribile è che alle violenze trasmesse online possano essere seguiti abusi fisici commessi sul posto.



