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Nato in Italia e prigioniero della burocrazia: a 12 anni gli è negata la gita a Londra

È nato in Italia dodici anni fa, parla italiano e frequenta la scuola italiana, eppure per lo Stato sembra non appartenere a nessun luogo.

Un minore residente a Castiglione Cosentino si trova oggi al centro di un paradossale cortocircuito burocratico che gli impedisce di ottenere un passaporto o un documento d’identità valido per l’espatrio.

La conseguenza più immediata e dolorosa è l’impossibilità di partecipare al viaggio d’istruzione a Londra con la sua classe, un’esperienza già programmata e pagata per il periodo dal 31 marzo all’11 aprile 2026.

Il ragazzo vive da sette anni con una famiglia affidataria, ma l’intreccio normativo tra l’ordinamento italiano e quello rumeno — paese d’origine dei genitori naturali, i quali non hanno più la patria potestà — impedisce sia l’adozione sia il riconoscimento di una cittadinanza definita. Il giovane si ritrova così in una condizione di apolidia di fatto, prigioniero di un limbo giuridico che nega diritti fondamentali.

L’appello di Antonella Cozza al Presidente Mattarella

Di fronte al silenzio delle istituzioni e al muro alzato dai consolati, la madre affidataria Antonella Cozza ha deciso di rivolgersi direttamente alla massima carica dello Stato. Dopo aver tentato invano di interpellare la Presidenza del Consiglio e il Ministero degli Esteri, ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per denunciare una situazione che definisce insostenibile.

“Mio figlio è bloccato in un limbo giuridico che non gli appartiene”, scrive Antonella Cozza nel suo accorato appello al Capo dello Stato. La donna evidenzia come la questione non sia un semplice intoppo tecnico, ma un problema di dignità e identità: “In un Paese che giustamente rivendica la centralità dei diritti dei minori, questa vicenda apre una domanda scomoda: quanto vale davvero l’interesse superiore del bambino quando si scontra con la burocrazia?”.

Un muro burocratico tra uffici e convenzioni internazionali

La famiglia si muove da mesi tra uffici territoriali e tentativi legali in Romania, scontrandosi con una mancanza di collaborazione che impedisce il rilascio di un titolo di viaggio per apolidi. Nonostante le convenzioni internazionali prevedano tutele specifiche per casi di questo tipo, il minore resta senza risposte, mentre la data della partenza per il Regno Unito si avvicina.

La richiesta avanzata dalla madre affidataria non riguarda una concessione straordinaria, ma l’applicazione delle procedure già previste dalla Polizia di Stato per situazioni di emergenza documentale. L’obiettivo è ottenere un intervento immediato che permetta al dodicenne di non essere escluso da un momento formativo e relazionale decisivo per la sua crescita, ribadendo che l’accesso a un’identità legale è un diritto e non un privilegio.